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Palworld non sarà un Fortnite: Palfarm e MMO come giochi a sé

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L’universo di Palworld è pronto ad allargarsi parecchio nei prossimi mesi, ma senza seguire la strada già battuta da Fortnite. Pocketpair, che del gioco è sia sviluppatore sia editore, ha in cantiere un simulatore di appuntamenti, un gestionale agricolo e un MMO. Qualcuno potrebbe pensare che certe idee starebbero meglio come semplici espansioni del titolo principale, magari dentro un’unica grande piattaforma in stile metaverso. Lo studio giapponese, però, la vede in tutt’altro modo e non ha alcuna intenzione di replicare quel modello.

A spiegarlo è John Buckley, conosciuto da molti come Bucky, responsabile delle pubblicazioni e della comunicazione di Pocketpair. Buckley ammette di capire perfettamente chi si aspettava una svolta del genere per Palworld, ma chiarisce che la priorità resta un’altra. “Per noi l’obiettivo è semplicemente creare giochi divertenti a modo nostro”, racconta. Pur riconoscendo che la frase possa suonare un po’ scontata, aggiunge che ovviamente il team vuole che i suoi giochi abbiano successo, però massimizzare i ricavi il più in fretta possibile non è ciò che guida le scelte creative.

Niente macchina da soldi, il cuore resta il gioco

Le occasioni per trasformare Palworld in una vera fabbrica di incassi non sono mancate di certo. Con una community così appassionata sarebbe stato facile puntare su crossover, microtransazioni e tutto quello che ci gira attorno. Eppure la spesa principale per i giocatori rimane l’acquisto del gioco stesso, cioè l’esperienza di cattura e collezione di creature. Finora questo approccio ha funzionato bene per tutte le parti coinvolte.

Tenere separate le idee e trasformarle in titoli autonomi permette a Pocketpair di esplorare meglio le meccaniche e di dare vita a progetti diversi tra loro, capaci magari di attirare anche un pubblico differente. Secondo Buckley alcune idee legate a Palworld funzionano meglio come giochi a sé stanti, dove sistemi di gioco, ritmo ed esperienza complessiva possono essere costruiti interamente attorno a quel concetto specifico.

L’esempio più chiaro è Palfarm. “Invece di provare a inserire quell’esperienza dentro Palworld come una semplice modalità, crediamo che renderlo un titolo indipendente gli dia più spazio per sviluppare una propria identità e diventare qualcosa di speciale”, spiega il dirigente. E precisa che non si tratta di stabilire quale approccio sia migliore in assoluto, perché giochi e proprietà intellettuali diverse traggono naturalmente vantaggio da strategie diverse.

Una strategia che protegge il marchio nel tempo

Questa resistenza all’omologazione potrebbe rivelarsi un vero punto di forza negli anni a venire. Dare a Palworld più forme differenti significa che, se una di queste dovesse perdere slancio per qualsiasi motivo, le altre sarebbero lì a sostenere l’intero franchise. Il modello di Fortnite, che concentra tutto sulla stessa piattaforma, punta invece moltissimo su un unico pubblico, con il rischio concreto di ritrovarsi un giorno a mani vuote.

Sui social Buckley ha voluto ribadire il concetto sottolineando la totale indipendenza di Pocketpair. Il successo astronomico di Palworld, ha spiegato, ha un po’ confuso la percezione che il pubblico ha dello studio. In realtà la società è ancora al 100% di proprietà propria e, cosa ancora più importante, al 100% autofinanziata. Per questo l’intero processo decisionale si riduce a una domanda molto semplice, cioè se una cosa sia divertente oppure no.

Quanto ai nuovi progetti, Buckley ha anche ridimensionato il simulatore di appuntamenti ambientato nel mondo di Palworld, definendolo una piccola cosa un po’ sciocca e non un vero spin off. L’unico titolo che considera davvero tale è Palfarm.

Fonte: TecnoAndroid

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