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Castlevania: Belmont’s Curse è arrivato sul mercato raccogliendo consensi da parte della critica, ma il gioco che oggi si può avere tra le mani è parecchio diverso da quello che aveva preso forma nelle prime fasi dello sviluppo. Per un certo periodo il nuovo capitolo della storica serie di Konami aveva infatti un’impronta molto vicina a Dark Souls, con ritmi lenti e combattimenti pesanti. Un’impostazione che alla fine è stata scartata perché, semplicemente, risultava troppo difficile e poco fedele allo spirito della saga.
A raccontare il lungo percorso che ha portato alla versione definitiva è stato Ben Laulan, responsabile del business di Evil Empire. Lo studio ha attraversato diverse iterazioni prima di approdare a un’evoluzione più rapida del classico gameplay a colpi di frusta che i fan conoscono e amano da decenni.
Castelvania: Belmont’s Curse, il periodo “alla Dark Souls” e la scelta di cambiare strada
Le parole di Laulan sono piuttosto chiare. “Avevamo molte versioni diverse del gioco” ha spiegato. “Ne avevamo alcune molto più lente, con un’atmosfera più simile a Dark Souls, con un combattimento ancora più pesante e un ritmo lento. Poi ci siamo resi conto che non era davvero Castlevania, perché era troppo lento, troppo intenso e semplicemente troppo difficile.”
Una presa di coscienza tutt’altro che scontata. Le meccaniche tipiche dei titoli di FromSoftware, fatte di schivate rotolando e attacchi ampi e potenti, faticano a trovare spazio in un action in 2.5D come Belmont’s Curse. Ed è proprio questa consapevolezza ad aver spinto il team a fare marcia indietro, mettendo da parte un’idea che avrebbe snaturato l’identità del progetto.
Il problema è che, nel tentativo di correggere il tiro, gli sviluppatori sono finiti quasi all’estremo opposto. Per un attimo il risultato rischiava di assomigliare più a un Dead Cells con il marchio dei Belmont che a un vero Castlevania.
Troppo veloce, poi il giusto equilibrio
“Così abbiamo aumentato la velocità, e a quel punto era troppo Dead Cells, perché il ritmo era eccessivamente frenetico e l’esplorazione non era presente quanto dovrebbe esserlo in un Castlevania” ha aggiunto Laulan.
L’influenza di Dead Cells non sorprende affatto. Evil Empire ha lavorato a lungo al supporto post lancio del celebre roguelike di Motion Twin, un’esperienza che inevitabilmente ha lasciato il segno sul modo di intendere l’azione. Eppure lo studio ha voluto evitare con decisione di cucire addosso al gioco un’identità che non fosse quella, inconfondibile, di Castlevania. Il punto d’arrivo è stato un compromesso tra velocità di movimento e spazio per la scoperta degli ambienti.
La scelta, a giudicare dalle prime reazioni, sembra aver pagato. Castlevania: Belmont’s Curse viene descritto come un degno ritorno per una serie rimasta ferma per moltissimo tempo, e una delle recensioni pubblicate gli assegna 4 stelle su 5. “Bello e impegnativo, Castlevania: Belmont’s Curse offre un mondo gotico ricco di enigmi da risolvere e nemici da frustare” scrive Serena Cherry. “Con una splendida miscela di azione frenetica negli spostamenti e una narrazione coinvolgente, questo gioco onora con orgoglio l’eredità dei Belmont in modi nuovi ed entusiasmanti.”
Dietro la nascita del titolo c’è anche un’altra motivazione, più legata al futuro del franchise. Secondo il produttore, il progetto è nato da “un senso di urgenza”, e se i fan dovessero aspettare altri 10 anni per il prossimo capitolo, “l’intera operazione perderebbe di significato”.
Fonte: TecnoAndroid


