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Operazione Ivy Bells: il cavo sovietico spiato per quasi 10 anni

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Tra le pagine più sorprendenti della Guerra Fredda c’è l’operazione Ivy Bells, un’iniziativa segreta con cui gli Stati Uniti riuscirono a mettere sotto controllo un cavo sottomarino sovietico adagiato sul fondo del mare. Non si trattò di un colpo di fortuna durato qualche settimana. L’intercettazione rimase attiva per quasi dieci anni e garantì a Washington un flusso di informazioni strategiche dal valore difficile da calcolare.

Per capire la portata della vicenda bisogna tornare al clima di quegli anni. Le due superpotenze si studiavano a distanza in ogni campo possibile e ogni dettaglio sulle intenzioni dell’avversario poteva fare la differenza. In questo scenario Ivy Bells rappresenta uno degli episodi più audaci dello spionaggio americano, proprio perché si svolgeva lontano dagli sguardi, in profondità, dove nessuno avrebbe pensato di cercare una spia.

Operazione Ivy Bells: un ascolto nascosto sotto le onde

Il cuore dell’operazione era semplice da descrivere e complicatissimo da realizzare. Gli americani dovevano raggiungere un cavo sovietico posato sul fondale e riuscire ad ascoltare ciò che vi transitava senza che dall’altra parte qualcuno se ne accorgesse. Un’impresa che oggi suona quasi come la trama di un romanzo di spionaggio, eppure è accaduta davvero.

Il dato che colpisce di più è la durata. Mantenere segreta un’intercettazione di questo tipo per un periodo così lungo significa che per anni i messaggi che passavano lungo quella linea sottomarina finirono anche nelle mani degli Stati Uniti. Quasi un decennio di ascolto continuo, in piena Guerra Fredda, equivale a un vantaggio enorme in termini di conoscenza dell’avversario.

Ed è proprio questo l’aspetto che rende la vicenda così affascinante. Non parliamo di un singolo documento rubato o di una soffiata occasionale ma di una fonte costante, rimasta aperta per un tempo lunghissimo. Un canale che, per sua natura, chi lo utilizzava dava per scontato fosse al riparo da orecchie indiscrete.

Il valore di quelle informazioni e la fine dell’operazione

Quantificare con precisione cosa sia stato raccolto è praticamente impossibile, ed è la stessa ricostruzione della vicenda a parlare di una quantità di dati incalcolabile. Quello che emerge con chiarezza è il carattere strategico di quelle comunicazioni. In un periodo in cui ogni informazione sul rivale aveva un peso enorme, poter contare su un accesso diretto alle conversazioni che scorrevano nel cavo sottomarino significava avere in mano una carta preziosa.

L’operazione Ivy Bells resta così uno degli esempi più noti di come la competizione tra Washington e Mosca si sia spinta fino agli angoli più remoti del pianeta, compresi i fondali marini. La sfida non si giocava soltanto sulla terraferma o nei cieli ma anche lì sotto, in silenzio, lungo le infrastrutture che trasportavano le comunicazioni sovietiche.

Come tutte le operazioni segrete, però, anche questa ebbe un epilogo. Dopo quasi dieci anni di intercettazioni l’ascolto americano sul cavo sovietico si interruppe e il programma arrivò alla sua conclusione, chiudendo uno dei capitoli più singolari dello spionaggio durante la Guerra Fredda.

Fonte: TecnoAndroid

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