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Operation Serengeti III: 1.462 arresti per cybercrime in Africa

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Quasi 11.000 reti di criminalità informatica smantellate e più di 1.400 arresti. È il bilancio di Operation Serengeti III, la vasta azione coordinata da Interpol contro il cybercrime in Africa, che ha preso di mira le truffe online, i ransomware e la compromissione delle caselle email aziendali, quella che in gergo viene chiamata business email compromise. L’operazione ha coinvolto le autorità di 21 Paesi e si è svolta tra il 29 giugno e il 31 agosto, con un recupero di fondi illeciti che supera i 90 milioni di euro.

Al fianco delle forze dell’ordine hanno lavorato anche diversi partner privati del settore della sicurezza informatica, tra cui Team Cymru, Kaspersky, Group IB e Fortinet. Una collaborazione che ha dato una spinta concreta a un giro di vite di proporzioni notevoli sul crimine digitale nel continente africano.

I numeri di Operation Serengeti III

Nel comunicato diffuso da Interpol i dati sono piuttosto eloquenti. Gli arresti di presunti criminali informatici sono stati 1.462, mentre le reti malevole smantellate ammontano a 10.909. L’indagine ha permesso di identificare 65.929 vittime e di stimare perdite economiche per oltre 330 milioni di euro, una cifra che rende bene l’idea di quanto questi gruppi riuscissero a muovere.

In Uganda le autorità hanno sgominato due organizzazioni transnazionali dedite alle frodi e fermato 365 persone, sospettate di avere legami con truffe legate a investimenti online e a schemi fraudolenti sulle pensioni. Si tratta di uno dei risultati più consistenti dell’intera operazione, almeno per numero di persone coinvolte.

Un altro capitolo riguarda l’Angola, dove sono stati scoperti centri illegali di mining di criptovalute. Qui gli arrestati sono nove e i dispositivi per l’estrazione sequestrati superano quota 2.000. In Nigeria, invece, è finito in manette un singolo individuo, ritenuto a capo di quella che gli investigatori descrivono come “un’operazione su larga scala di phishing e compromissione delle email aziendali che raccoglieva credenziali software e aveva accumulato circa 2,1 milioni di indirizzi email”.

Il raggio d’azione di Operation Serengeti III non si è fermato qui. Interpol segnala che le attività hanno colpito anche app di prestito per smartphone dai fini malevoli, importazioni fraudolente di veicoli e truffe sugli investimenti in criptovalute.

Il ruolo dei privati e le edizioni precedenti

Le aziende di cybersecurity hanno avuto un peso tutt’altro che marginale. Team Cymru e gli altri partner hanno messo a disposizione intelligence e competenze tecniche, fornendo informazioni cruciali su domini sospetti, indirizzi IP e infrastrutture di comando e controllo, le cosiddette C2. Elementi che hanno aiutato gli investigatori a ricostruire la mappa delle reti criminali e a risalire ai sospettati.

Jacomo Piccolini, vicepresidente Global Data Partnerships di Team Cymru, ha spiegato così il contributo dell’azienda: “La nostra capacità di osservare l’infrastruttura degli attaccanti su scala internet offre a chi si difende un punto di partenza radicalmente diverso. Invece di aspettare un attacco per poi indagare sui danni, possiamo contribuire a far emergere le reti che stanno dietro le operazioni criminali e rendere possibili azioni difensive”.

Questa è la terza tappa di un percorso iniziato qualche anno fa. La prima Operation Serengeti si era svolta tra settembre e ottobre 2024 in 19 Paesi africani e si era chiusa con 1.006 arresti, l’abbattimento di 134.089 infrastrutture e reti malevole e il recupero di circa 38 milioni di euro.

L’anno successivo era arrivata Operation Serengeti 2.0, condotta tra giugno e agosto 2025 e sempre concentrata sull’Africa. In quel caso gli arresti erano stati 1.209, le infrastrutture malevole smantellate 11.432 e i fondi sequestrati circa 84 milioni di euro.

Fonte: TecnoAndroid

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