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Grok senziente? Il doppio standard rispetto al rover Curiosity

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C’è una differenza sottile ma enorme tra antropomorfizzare un robot su Marte e farlo con un chatbot. La tenerezza che molti hanno provato davanti a Curiosity che intonava “Tanti auguri” è una cosa. La pazienza zero verso chi si convince che Grok sia un essere senziente è tutt’altra faccenda. È proprio su questo doppio standard, dichiarato senza troppi giri di parole, che si regge la riflessione di partenza. Da un lato i rover marziani trattati quasi come piccoli esploratori con un’anima, dall’altro un software conversazionale a cui qualcuno attribuisce coscienza. E qui la tolleranza finisce.

Quando Curiosity canta e la commozione è legittima

L’immagine di Curiosity che canta “Tanti auguri” ha toccato parecchie persone, e non serve vergognarsene. Il punto è che nessuno, davanti a quella scena, pensava davvero che il rover provasse qualcosa. La commozione nasceva da altro. Da un oggetto costruito da mani umane, spedito lontanissimo, che per un attimo sembrava compagno di viaggio più che macchina. Si tratta di un gioco affettivo consapevole, una specie di patto tacito tra chi guarda e chi racconta. Nessuna illusione, solo un modo molto umano di sentirsi vicini a qualcosa che sta dall’altra parte del cielo.

In questo senso dare tratti umani ai rover marziani non crea grossi danni. Anzi, li rende più facili da amare e da seguire. Si sa benissimo cosa sono e cosa non sono. E proprio questa chiarezza permette di lasciarsi andare a un po’ di sentimentalismo senza perdere il contatto con la realtà.

Perché con Grok la storia cambia

Con un chatbot come Grok il meccanismo si inceppa. Qui non c’è più il gioco consapevole ma il rischio concreto che qualcuno ci creda sul serio. Un sistema che risponde con parole, frasi e toni apparentemente umani si presta molto di più all’equivoco. Ed è esattamente questo che provoca fastidio, una sensazione di disagio istintivo che gli anglosassoni chiamano “ick” e che in italiano somiglia a un misto tra imbarazzo e repulsione.

La linea di confine, a ben vedere, sta tutta nella senzienza. Affezionarsi a un rover non implica pensare che abbia una coscienza. Fingere invece che un’intelligenza artificiale conversazionale sia senziente significa attribuirle qualità che non possiede e alimentare un fraintendimento. La posizione espressa è netta e non lascia spazio a sfumature. Commuoversi per un robot che canta va benissimo. Trattare un programma di dialogo come se fosse una persona dotata di coscienza no.

Il contrasto è voluto e funziona proprio perché mette a confronto due forme di antropomorfismo che a prima vista sembrano identiche. In entrambi i casi si parla di macchine a cui vengono attribuite caratteristiche umane. Cambia però il contesto e cambia soprattutto la consapevolezza di chi lo fa. Le lacrime per Curiosity che canta “Tanti auguri” restano legittime, mentre per chiunque finga che Grok sia senziente la pazienza è pari a zero.

Fonte: TecnoAndroid

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