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OpenAI risponde ad Apple e punta sui dispositivi AI con Jony Ive

La replica di OpenAI alla causa mossa da Apple arriva secca, quasi tranchant: nessun interesse per i segreti industriali dell’azienda di Cupertino. A dirlo è stato Greg Brockman, presidente della società, nel corso di una intervista con Joanna Stern in cui ha toccato due temi caldi, la controversia legale in corso e i futuri dispositivi AI a cui il gruppo sta lavorando. Brockman ha preferito non addentrarsi troppo nel merito, del resto la vicenda è ancora aperta e le carte parlano da sole. Si è limitato a ribadire quanto già affermato in precedenza, ovvero che OpenAI non avrebbe alcuna ragione per mettere le mani su informazioni riservate di terzi. Una posizione ferma, sostanzialmente identica a quella espressa nei giorni scorsi.

Apple invece la racconta diversamente. Nella denuncia accusa OpenAI di aver cercato informazioni confidenziali sfruttando alcuni dipendenti dell’azienda entrati in contatto con la società durante dei colloqui di lavoro. Il progetto hardware di OpenAI, secondo questa ricostruzione, si sarebbe costruito anche grazie a segreti sottratti al gruppo guidato da Tim Cook. OpenAI ribatte di non conoscere prove che sostengano quelle accuse.

I nuovi prodotti hardware con Jony Ive

Il tempismo, va detto, non è dei migliori. Proprio ora OpenAI sta mettendo a punto i suoi primi prodotti fisici, con il coinvolgimento di Jony Ive e di LoveFrom. Nel 2025 la società ha confermato l’integrazione del team di io Products, mentre Ive e LoveFrom si sono presi le redini creative e di design sui prodotti in arrivo.

Sulla data precisa Brockman ha glissato, però ha fatto capire che l’attesa non sarà lunga. Le indiscrezioni parlano di un debutto che potrebbe assomigliare a uno speaker smart portatile senza schermo, pensato come una sorta di compagno AI da tenere in casa e costruito soprattutto sull’interazione vocale. Durante l’intervista è toccato addirittura a ChatGPT descrivere il possibile prodotto, definendolo qualcosa di ambientale, a basso attrito, voice first ma non soltanto vocale, con un segnale ben visibile dedicato alla privacy.

Chip sviluppati internamente

C’è poi un altro elemento emerso dall’intervista, e riguarda i chip. OpenAI starebbe lavorando a una famiglia di dispositivi accompagnata da processori sviluppati in casa. Un dettaglio che dice parecchio sulla strada intrapresa dall’azienda, cioè tenere sotto controllo l’intera catena, dai modelli al software, fino all’hardware e all’infrastruttura di calcolo.

Il tutto è coerente con la collaborazione annunciata con Broadcom per lo sviluppo di acceleratori AI, progettati direttamente da OpenAI e pensati per i carichi di lavoro legati ai modelli linguistici e all’inferenza. Un’ambizione che va ben oltre il semplice software e che punta a costruire, pezzo dopo pezzo, un ecosistema tutto interno.

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