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Un piccolo registratore nascosto dietro un televisore, in una sala riunioni di OpenAI, potrebbe trasformarsi in un caso di spionaggio economico. L’Fbi starebbe infatti valutando se aggiungere anche questa ipotesi alle accuse già contestate ad Abdulrahman Alfozan, ex ingegnere della società che sviluppa ChatGPT, sospettato di voler far arrivare le informazioni raccolte al governo saudita.
A riferirlo è stato un funzionario delle forze dell’ordine, che ha confermato come l’indagine si stia allargando. Stando a questo nuovo tassello, per gli investigatori il 35enne avrebbe sottratto informazioni all’azienda con l’intenzione di trasferirle a Riad, e questo anche nell’eventualità che non fosse mai stato reclutato dalle autorità saudite. L’attenzione degli inquirenti quindi non si ferma al gesto in sé ma guarda anche alla destinazione finale di quei dati.
Il profilo dell’uomo è quello di un tecnico con un percorso di alto livello. Cittadino saudita con permesso di soggiorno permanente negli Stati Uniti, Alfozan ha studiato informatica al Mit e ha lavorato anche per Meta prima di entrare in OpenAI nel 2025. Il suo arresto è scattato il 9 ottobre.
Il dispositivo nascosto dietro lo schermo
Al centro dell’inchiesta c’è un oggetto davvero minuscolo. Si tratta di un circuito elettronico grande quanto un pollice, dotato di microfono, avvolto in carta igienica e sistemato dietro un televisore, collegato a una porta Usb presente sul retro dello schermo. Secondo l’accusa sarebbe stato piazzato lì per registrare conversazioni riservate sulla tecnologia sviluppata dall’azienda, cioè proprio il tipo di discussioni che di solito restano chiuse dentro le sale riunioni.
A scovare l’apparecchio, il 30 settembre, è stato il personale della sicurezza interna della società. Da quel momento gli investigatori hanno ricostruito con attenzione i movimenti dell’ormai ex dipendente. Le telecamere di sorveglianza avrebbero documentato almeno sei occasioni, nel corso di settembre, in cui Alfozan si sarebbe trovato nei pressi della sala pur non avendo alcuna autorizzazione per accedervi.
Dopo la scoperta OpenAI ha deciso di installare una telecamera direttamente nella stanza. Le immagini avrebbero poi ripreso l’uomo mentre controllava il retro del televisore, esattamente nel punto in cui era stato nascosto il microfono. Un passaggio che ha contribuito a stringere il cerchio attorno all’ingegnere.
Cosa rischia ora l’ex ingegnere di OpenAI
La società ha spiegato di aver utilizzato i propri modelli di intelligenza artificiale per analizzare il dispositivo e risalire alla sua provenienza, fino ad arrivare all’identificazione del dipendente coinvolto. A quel punto il caso è stato segnalato all’Fbi, che ha preso in mano le indagini.
OpenAI ha voluto anche chiarire un aspetto delicato, precisando di non avere «alcun elemento che indichi che questa persona abbia effettuato accessi non autorizzati o sottratto pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti». In altre parole, stando all’azienda, i dati dei clienti e il cuore tecnologico dei suoi sistemi non risulterebbero compromessi. Alfozan nel frattempo è stato licenziato.
Adesso l’ex ingegnere rischia fino a cinque anni di carcere, una pena che potrebbe cambiare qualora l’accusa di spionaggio economico venisse formalmente aggiunta al fascicolo. La prossima udienza è fissata per il 6 novembre.
Fonte: TecnoAndroid


