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Google Chrome divora la RAM? Perché è un mito da sfatare

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Che Google Chrome divori la RAM del computer è una di quelle convinzioni che circolano online da anni, ripetute così tante volte da sembrare ormai una verità indiscutibile. A guardarla da vicino, però, somiglia molto più a un meme di internet che a un dato concreto. Ha a che fare con le battute sulla navigazione e pochissimo con i numeri reali, un po’ come la vecchia idea secondo cui Microsoft Edge sarebbe lento e superato. Entrambe le affermazioni sono state ripetute talmente spesso da diventare credibili.

Questo non significa che Chrome sia parco nei consumi. Il browser di Google usa tutta la memoria di cui ha bisogno, senza troppi complimenti. Il punto è che l’utilizzo della RAM non rappresenta un vero problema nel 2026, e a dirla tutta non lo era nemmeno nel 2016.

Cosa fa davvero Chrome con la memoria

I siti web, e il modo in cui vengono usati, sono cambiati parecchio rispetto agli albori di internet. Un tempo navigare voleva dire saltare da una pagina piena di testo all’altra, con qualche foto o video qua e là. Oggi i siti assomigliano molto di più a vere e proprie app che a semplici pagine. Contengono più informazioni e offrono un’esperienza decisamente più versatile, mentre al browser si chiede di gestire molte schede contemporaneamente e di far girare diverse estensioni in sottofondo.

Tutto questo si somma, e ogni elemento deve caricarsi all’istante e funzionare senza intoppi. Chi sviluppa un browser si trova quindi davanti a una scelta precisa. Si può condividere memoria e processi tra le schede per risparmiare RAM, oppure assegnare a ogni scheda e a ogni sito un processo dedicato, che costa più memoria ma garantisce velocità e stabilità. Google Chrome, come molti altri browser, ha optato per la seconda strada. Ed è una buona notizia.

Stabilità, sicurezza e il mito della RAM libera

Dando a ciascun sito il proprio spazio separato, Chrome mantiene la navigazione reattiva e soprattutto evita i crash dell’intero browser. Chi ricorda i primi anni del web conosce bene quella sensazione terribile: il programma che spariva all’improvviso portandosi via tutto il lavoro, lasciando sullo schermo solo un piccolo messaggio di sistema che annunciava un problema e la chiusura forzata. Oggi un sito che si blocca non trascina con sé le altre venti e passa schede aperte.

Questo approccio aiuta anche sul fronte della sicurezza. Chrome esegue ogni sito in un processo isolato in sandbox e il sistema operativo tiene questi processi separati tra loro, così una pagina malevola non può sbirciare facilmente cosa succede nella scheda della banca o della posta elettronica. Una parte di quella memoria in più è il prezzo di questo muro tra le schede, un prezzo che la maggior parte delle persone pagherebbe volentieri.

C’è poi un equivoco diffuso, cioè l’idea che la RAM vada tenuta il più libera possibile perché il computer giri meglio. In realtà la memoria inutilizzata è memoria sprecata. Serve proprio a contenere tutto ciò che deve funzionare in modo rapido e fluido, e un browser che la riempie di pagine, contenuti multimediali e schede pronte sta semplicemente facendo il suo lavoro. Per la maggior parte dei PC di uso comune 8 GB di RAM sono considerati sufficienti, parecchie volte quello che serve in genere a un singolo browser. Diverso è il caso del memory leak, quando un programma occupa memoria senza mai restituirla e il consumo continua a salire senza motivo. Il Task Manager integrato in Chrome, richiamabile con Shift + Esc, mostra quale scheda o estensione sia la responsabile.

Memory Saver e le soluzioni degli altri browser

Per chi resta comunque preoccupato, Chrome ha una risposta già pronta. Si chiama Memory Saver e mette in pausa le schede rimaste inattive per un po’, liberando la memoria che occupavano e ricaricandole al momento del clic. Google l’ha ormai resa disponibile a tutti. Si trova nelle impostazioni alla voce Prestazioni ed è possibile indicare i siti che non devono mai essere sospesi, come quello che sta riproducendo la musica.

Gli altri browser seguono strade diverse. Microsoft Edge si basa sulla stessa architettura Chromium di Chrome e quindi adotta un modello di processi simile, ma con le schede in sospensione e la funzione Energy Saver mette a riposo quelle inattive per ridurre i consumi. Firefox raggruppa invece le schede in un numero minore di processi condivisi e le scarica quando il sistema resta a corto di memoria. Sono scelte ragionevoli, ma nessuna è una cura miracolosa: un browser capace di offrire la stessa esperienza con una frazione della memoria dovrebbe per forza rinunciare a qualcosa.

Fonte: TecnoAndroid

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