Si chiama Jalapeño e arriva direttamente dai laboratori di OpenAI, che ha appena svelato il suo primo chip personalizzato pensato per l’intelligenza artificiale. Un nome curioso per un pezzo di silicio appena uscito dai forni produttivi di Broadcom, l’azienda che si è occupata della fabbricazione vera e propria. Il progetto punta tutto su un obiettivo preciso, ovvero i carichi di lavoro legati all’inferenza dei modelli linguistici di grandi dimensioni, quelli che fanno girare strumenti come ChatGPT.
Cosa rende speciale il chip Jalapeño
A presentare il processore e il suo primo wafer sono stati Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, e Hock Tan, alla guida di Broadcom. La scelta segue una direzione ormai chiara nel settore, con le aziende dell’intelligenza artificiale che si costruiscono in casa i propri chip per l’era dell’AI agentica. Anthropic sta valutando soluzioni simili, mentre Google va avanti da tempo con la sua strategia legata alle TPU.
OpenAI lo definisce un progetto nato da zero, pensato esclusivamente per i carichi di lavoro dell’AI e non un acceleratore generico riadattato da utilizzi precedenti. Il Jalapeño Intelligence Processor, questo il nome completo, è stato sviluppato dall’idea iniziale fino al tape out della produzione in appena nove mesi. Un ritmo tutt’altro che banale, considerando la complessità di questo tipo di componenti.
L’azienda spiega che il chip si basa sull’esperienza accumulata ogni giorno facendo girare servizi come ChatGPT, Codex e le sue API. L’obiettivo dichiarato è combinare la potenza e il throughput dei migliori acceleratori AI in circolazione con una latenza più vicina a quella dei sistemi di inferenza specializzati più veloci. In pratica, qualcosa di adatto ai prodotti interattivi basati su modelli linguistici, ma su larga scala.
Quando arriva e perché conta
Sul fronte tecnico, OpenAI per ora ha tenuto la bocca abbastanza chiusa. Si vedono però otto siti di memoria HBM e i die di calcolo posizionati al centro del chip. I primi campioni di ingegneria stanno già macinando carichi di lavoro come GPT-5.3-Codex-Spark, alla frequenza e al consumo previsti per la produzione.
Il chip non lavorerà da solo. Intorno a Jalapeño è stato costruito un ecosistema solido, con il supporto di Broadcom e Celestica. Insieme le aziende si occuperanno di industrializzare la piattaforma, dall’implementazione del chip all’integrazione di schede e rack, passando per il networking ad alte prestazioni e i sistemi di produzione scalabili.
Le prime piattaforme basate su Jalapeño dovrebbero essere installate entro la fine del 2026, per poi espandersi negli anni successivi. Non si tratta di un prodotto isolato, ma di uno sforzo pensato su più generazioni, con una piattaforma di calcolo destinata a crescere nel tempo.
L’ingresso di OpenAI nel mondo del silicio personalizzato racconta una tendenza più ampia. La domanda di ASIC su misura e di acceleratori dedicati all’AI sta crescendo parecchio. L’anno scorso OpenAI aveva firmato un accordo per mettere in campo 10GW di sistemi NVIDIA, ma con i problemi di fornitura che continuano a farsi sentire, le aziende del settore stanno investendo in chip proprietari. Una mossa che permette di non restare incatenati all’ecosistema di un singolo produttore e di rendere la propria piattaforma di calcolo più varia, con margini per allargarla quando serve.