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OpenAI Grid Protectors: data center più flessibili per la rete

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Il consumo di elettricità è una delle preoccupazioni più sentite dai residenti ogni volta che si parla di costruire un nuovo data center vicino a casa. Proprio per questo OpenAI ha avviato il Grid Protectors Program, un’iniziativa che punta a ridurre i consumi dei propri impianti quando la domanda locale cresce, così da evitare che la rete elettrica vada in sovraccarico nelle ore di punta.

Il ragionamento dietro il progetto ha una doppia faccia. Da una parte c’è l’obiettivo di garantire che la corrente non manchi a nessuno, famiglie comprese, anche nei momenti più critici. Dall’altra c’è un vantaggio molto concreto per l’azienda, perché questa flessibilità permetterebbe ai suoi data center di collegarsi alla rete ed entrare in funzione prima, senza dover aspettare che nuove fonti di energia diventino operative.

La flessibilità come risorsa a disposizione delle utility

OpenAI ha spiegato la filosofia del programma in un post sul proprio blog, partendo da esempi molto quotidiani. “Che si tratti di riscaldare le case durante un’ondata di freddo al nord o di far funzionare i condizionatori durante un’ondata di caldo al sud, le famiglie hanno bisogno di elettricità affidabile. Il nostro obiettivo è fare della flessibilità dei campus una risorsa a cui le utility possano attingere quando le comunità ne hanno più bisogno”, si legge nel testo.

La società ha poi aggiunto che con Grid Protectors l’ambizione è rendere questo tipo di flessibilità una parte centrale del modo in cui verranno costruiti e gestiti i campus futuri. Significa progettare strutture in grado di abbassare i consumi quando serve e trovare un accordo con i fornitori di energia su quanto ridurre la domanda, con quale rapidità e per quanto tempo. Gli accordi cambieranno da luogo a luogo e OpenAI ha fatto sapere che condividerà ulteriori impegni man mano che verranno definiti.

Il banco di prova in Georgia

Il primo test concreto si svolge nel campus previsto nella contea di Effingham, in Georgia. Qui OpenAI ha già firmato con Georgia Power un accordo da 3,2 gigawatt che comprende 1.000 megawatt di demand response flessibile. In pratica, se nei giorni più torridi dell’anno i consumi dovessero schizzare verso l’alto, ci sarebbe abbastanza energia per alimentare le centinaia di migliaia di condizionatori che tengono al fresco gli abitanti dello Stato.

Le proporzioni aiutano a capire la portata dell’intesa. Considerando che una casa americana media assorbe circa 1.200 kilowatt, quel margine da 1.000 megawatt basterebbe a servire circa 800.000 abitazioni, cioè quasi il 20% delle case della Georgia. Una quota tutt’altro che trascurabile, soprattutto nei picchi estivi.

Una tecnologia nata decenni fa e oggi automatizzata

Il meccanismo su cui si basa il Grid Protectors Program non è affatto nuovo. La demand response esiste da decenni e funziona così: i grandi operatori riducono il proprio fabbisogno quando gli altri utenti fanno salire la domanda. Prima dell’automazione erano i gestori della rete a telefonare personalmente ai clienti industriali, come le acciaierie, chiedendo di abbassare i consumi per mantenere stabile l’intero sistema.

Con le tecnologie moderne e l’Internet delle cose tutto avviene in modo automatico, e i data center riescono a ridurre il proprio carico in meno di un minuto. Non si tratta di un esperimento isolato, visto che Nvidia sta già testando un sistema simile nel Regno Unito e ha dimostrato che funziona.

Fonte: TecnoAndroid

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