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Data center negli USA: il 90,5% dei commenti pubblici è negativo

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Negli Stati Uniti la costruzione di nuovi data center incontra un’opposizione sempre più dura, e ora esiste anche un archivio che prova a misurare quanto sia profondo il malcontento verso queste infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Il progetto arriva poco dopo la decisione di Amazon di cancellare quattro nuove strutture in seguito alle proteste, un segnale di quanto il clima attorno a questi poli di calcolo si sia fatto teso.

L’iniziativa si chiama American Sentiment ed è gestita da Prophecy Gov, startup di intelligenza artificiale con sede a San Francisco. Il funzionamento è semplice: raccogliere e ordinare gli interventi pubblici pronunciati durante le riunioni dei governi locali. Il risultato è un archivio consultabile di dati e statistiche che mette insieme 10.202 commenti pubblici registrati nel 2026 nel corso di 417 riunioni.

Il 90,5% dei commenti è negativo

Per chi costruisce queste strutture i numeri sono tutt’altro che incoraggianti. I dati coprono 48 stati e 906 incontri pubblici e restituiscono un quadro piuttosto netto: il 90,5% dei commenti è negativo, appena il 7% esprime un giudizio favorevole e il restante 2,5% si limita a porre domande. Nel 73% delle riunioni non si è fatto sentire nemmeno un sostenitore dei data center, e dove qualcuno c’era i favorevoli si trovavano in minoranza di sei a uno. Gli stessi autori del sito precisano che i commenti pubblici non rispecchiano per forza il sentimento reale del Paese, ma mostrano un dibattito arrivato a un livello di forte tensione.

La preoccupazione che ricorre più spesso è il consumo di acqua, davvero ingente. A maggio era emerso il caso di un singolo progetto destinato a consumare 29 milioni di galloni d’acqua, tanto che i residenti avevano notato un calo della pressione idrica. Un mese più tardi Microsoft aveva dichiarato che i suoi nuovi impianti per l’IA usano ogni anno una quantità d’acqua paragonabile a quella di un ristorante. Subito dietro nella classifica delle lamentele compaiono l’impatto sulla qualità della vita locale e la scarsa trasparenza sui progetti, mentre molti cittadini non credono che i benefici promessi si concretizzeranno davvero.

Un dato forse inatteso riguarda proprio l’IA, che resta sullo sfondo. Quattro commenti su cinque non la citano affatto e solo il 21% vi fa riferimento. Quando invece vengono nominate le aziende, i bersagli sono i colossi del settore come Google, Amazon, Meta e Microsoft. Le critiche prendono anche una piega personale: il nome più citato è quello di Elon Musk, seguito da Sam Altman e da Peter Thiel di Palantir, davanti a Mark Zuckerberg e a Jeff Bezos, quest’ultimo tirato in ballo per via di Amazon.

Un’opposizione che unisce repubblicani e democratici

In un Paese spesso raccontato come spaccato a metà, la contrarietà ai data center negli Stati Uniti risulta trasversale. Le contee a maggioranza repubblicana e quelle democratiche si dichiarano contrarie con una frequenza quasi identica, anche se le motivazioni cambiano. Nelle zone rurali pesano soprattutto il carattere della comunità, la tutela dei terreni agricoli e i diritti di proprietà. Nelle aree urbane e suburbane prevalgono invece la richiesta di trasparenza, la sfiducia verso le istituzioni, l’inquinamento atmosferico e il costo delle bollette.

Anche sul fronte ambientale gli allarmi non mancano. Un rapporto diffuso all’inizio del mese aveva avvertito che i data center statunitensi potrebbero cancellare quindici anni di progressi nella riduzione dei gas serra.

Guardando ai diversi gruppi sociali, il fronte più favorevole è quello dei lavoratori sindacalizzati, che nel 79% dei casi si schierano a sostegno di questi impianti. Tra proprietari di immobili e residenti il consenso crolla invece al 3%, e perfino tra chi lavora all’interno dei data center l’appoggio si ferma al 40%.

Fonte: TecnoAndroid

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