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Basta installare un’app che non chiede alcun permesso per mandare uno smartphone Android in un boot loop senza fine. È questo l’effetto di una vulnerabilità chiamata GhostMap, capace di compromettere il normale funzionamento del dispositivo senza autorizzazioni particolari e senza nessuna interazione da parte dell’utente. Il pacchetto malevolo non va nemmeno aperto, perché fa tutto da solo appena finisce sul telefono.
La scoperta porta la firma di Bitdefender, società specializzata in sicurezza informatica, che si è imbattuta nella falla mentre analizzava un trojan bancario. Il caso mette in evidenza un aspetto spesso trascurato della protezione mobile. Anche le parti del sistema operativo che sembrano secondarie possono diventare veri strumenti di attacco, soprattutto quando si trovano a gestire file costruiti apposta per sfruttarne i comportamenti imprevisti.
Come funziona la falla GhostMap
Secondo l’analisi dei ricercatori, tutto nasce dall’interazione tra due librerie del sistema che interpretano in modo diverso i metodi di compressione degli archivi ZIP. Questa differenza di lettura permette di confezionare un pacchetto APK manipolato, in grado di aggirare i controlli sulle dimensioni dei contenuti e di essere associato a una porzione di memoria che in realtà non è mai stata allocata.
Quando un processo prova a leggere quei dati scatta un errore SIGBUS, cioè il segnale che il sistema genera quando un’applicazione accede a un’area di memoria non valida. Il processo coinvolto si chiude in maniera anomala, ma la faccenda non finisce necessariamente con un singolo arresto. Per mostrare l’impatto concreto, il team ha preparato un’applicazione priva di codice eseguibile, che non richiede permessi e che non deve neppure essere avviata a mano. Al suo interno c’è una risorsa che viene letta in automatico da system_server, uno dei servizi fondamentali su cui si regge l’intero sistema operativo di Google.
La lettura innesca il malfunzionamento e costringe il servizio a riavviarsi. Durante la ripartenza però il sistema torna ad accedere alla stessa risorsa e si blocca di nuovo. Nasce così un ciclo di crash che impedisce al telefono di completare l’avvio. Nelle prove eseguite su un Pixel 10 con Android 17 e aggiornamento di sicurezza del 5 agosto, la sequenza è partita circa un secondo dopo l’installazione. I ricercatori hanno contato 110 arresti in modalità normale e 72 in modalità provvisoria.
Ripristino complicato e la posizione di Google
Il lato più preoccupante riguarda proprio la possibilità di continuare a usare lo smartphone. Stando a Bitdefender, il ciclo di blocchi può compromettere anche l’accesso alla modalità provvisoria, quella che normalmente serve a individuare i problemi e a intervenire sul dispositivo. Chi si ritrova in questa situazione rischia quindi di non arrivare agli strumenti necessari per una normale procedura di recupero.
Tra le vie d’uscita indicate dagli esperti c’è il ripristino alle impostazioni di fabbrica, che però cancella tutti i dati salvati in locale. L’alternativa è eliminare il file alterato tramite ADB, una strada che ha limiti pratici non da poco. Il debug deve essere già attivo e gli script devono riuscire ad agire prima che il sistema vada incontro a un nuovo arresto.
Anche la gestione della segnalazione da parte di Google solleva più di un interrogativo su come vengono valutate le vulnerabilità che toccano componenti essenziali. Bitdefender aveva comunicato il problema il 20 agosto e si era vista assegnare una classificazione che lo escludeva dagli interventi correttivi, perché giudicato non riproducibile. Un rapporto più dettagliato inviato il 25 agosto non ha cambiato subito questa valutazione, e il colosso di Mountain View non ha ancora risposto alle richieste di chiarimento. Sul fronte della difesa, Bitdefender insiste sul fatto che la prevenzione deve concentrarsi soprattutto sulla fase di installazione. Gli strumenti di sicurezza esterni sono in grado di riconoscere elementi sospetti e di mostrare avvisi, ma non hanno per forza i privilegi necessari per bloccare l’installazione dell’app.
Fonte: TecnoAndroid


