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Neuralink, record da 11,32 bit/s e un modello da 50.000 ore

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Neuralink ha stabilito un nuovo record nel controllo del cursore, raggiungendo la velocità di 11,32 bit/s grazie al suo impianto cerebrale. È l’ennesimo tassello di un percorso che, passo dopo passo, sta dimostrando quanto sia concreta la possibilità di comandare un computer usando soltanto il pensiero. Non si tratta più di una promessa da laboratorio, perché i dati raccolti finora dall’azienda confermano la solidità del sistema sviluppato.

Gestire un dispositivo digitale direttamente con la mente è infatti realtà già da qualche tempo, e la tecnologia alla base di tutto è la cosiddetta interfaccia cervello computer, conosciuta anche con la sigla BCI. I risultati ottenuti negli ultimi mesi raccontano bene i progressi compiuti. Uno dei più recenti riguarda un paziente affetto da SLA che è riuscito addirittura a pronunciare delle parole attraverso un sintetizzatore vocale, basandosi esclusivamente sull’intenzione di parlare. Un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava appartenere alla fantascienza e che invece oggi rappresenta un esempio tangibile delle potenzialità di questi impianti.

Il nodo della calibrazione continua

Dietro questi successi, però, c’è un limite tecnico tutt’altro che secondario. Il dispositivo di Neuralink, così come gli altri impianti neurali che sfruttano lo stesso principio di funzionamento, ha bisogno di essere riaccordato di continuo. Il motivo è legato alla natura stessa del cervello, perché i segnali prodotti dai neuroni non restano identici ma cambiano nel corso del tempo. Quello che il sistema ha imparato a interpretare in un determinato momento può quindi diventare meno affidabile qualche giorno dopo.

Per chi utilizza l’impianto questo si traduce nella necessità di ripetere periodicamente la calibrazione, un passaggio che rende l’esperienza meno immediata e più impegnativa. Ed è proprio su questo aspetto che si concentra l’ultima novità, che potrebbe migliorare in modo sensibile l’utilizzo quotidiano delle installazioni di questo tipo e renderle decisamente più pratiche per i pazienti coinvolti.

Un modello addestrato su oltre 50.000 ore di attività cerebrale

La società guidata da Elon Musk ha recentemente raggiunto uno dei risultati più interessanti mostrati finora. Gli ingegneri hanno addestrato un modello neurale utilizzando oltre 50.000 ore di attività cerebrale, una mole enorme di informazioni raccolte dai partecipanti ai test clinici condotti dall’azienda negli ultimi anni. Una quantità di dati del genere permette di osservare il funzionamento del cervello su una scala molto più ampia rispetto a quella di un singolo individuo o di una singola sessione.

L’idea alla base del progetto è piuttosto semplice da spiegare, anche se complessa da realizzare. Invece di affidarsi in maniera eccessiva al comportamento dei singoli neuroni, che come detto tende a variare, il sistema viene istruito a riconoscere schemi più generali nei segnali cerebrali. In pratica l’algoritmo impara a cogliere le regolarità che si ripetono, indipendentemente dalle piccole oscillazioni che avvengono a livello della singola cellula nervosa.

Questo approccio punta a rendere l’impianto meno dipendente dai continui aggiustamenti e quindi più stabile nel tempo. Un sistema capace di interpretare i segnali in modo più ampio e robusto può infatti mantenere buone prestazioni anche quando l’attività dei neuroni subisce dei cambiamenti. È in questo contesto che si inserisce il nuovo primato di Neuralink nel controllo del cursore, fissato a 11,32 bit/s, un valore che segna il punto più alto raggiunto finora dall’azienda in questo ambito.

Fonte: TecnoAndroid

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