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Nelle profondità del Golfo del Messico si è verificato un collasso della vita che viene definito “immenso ma non immutabile”. La formula tiene insieme due idee che sembrano andare in direzioni opposte. Da una parte c’è la portata enorme del fenomeno, dall’altra la possibilità che questa condizione non sia scolpita nella pietra. Sono parole pesanti, soprattutto quando riguardano un ambiente che quasi nessuno avrà mai occasione di vedere con i propri occhi.
Un mondo lontano dagli occhi e dai pensieri
Pochi angoli del pianeta restano così nascosti, e di conseguenza così assenti dalle preoccupazioni quotidiane, come l’oceano profondo. È uno spazio che non entra nelle conversazioni di tutti i giorni e raramente finisce sotto i riflettori. Proprio per questo, quando arriva la notizia di un declino così vasto nei fondali marini del Golfo del Messico, il rischio è che passi quasi inosservata, come qualcosa che accade altrove e non tocca davvero nessuno.
Le cose però non stanno così. Quello che succede negli abissi, per quanto lontano possa sembrare, prima o poi finisce per avere conseguenze su tutti noi. Il mare profondo non è un compartimento stagno separato dal resto del pianeta. È parte dello stesso sistema in cui si vive ogni giorno, anche se la distanza fisica e la mancanza di luce lo rendono difficile da immaginare. Il crollo della vita in quelle zone non riguarda quindi soltanto chi studia la biologia marina. Riguarda chiunque.
Immenso, ma non per forza definitivo
Il passaggio più interessante sta proprio in quell’aggettivo, non immutabile. Definire un collasso “immenso” significa riconoscere quanto sia profondo il danno subito dagli ecosistemi marini sotto la superficie del Golfo del Messico. Aggiungere che non è immutabile, invece, lascia aperta una porta. Vuol dire che la situazione attuale non va considerata come un punto di non ritorno e che una trasformazione resta possibile.
È una sfumatura tutt’altro che secondaria. Molto spesso le notizie che arrivano dal mondo naturale vengono raccontate con toni definitivi, come se ogni perdita fosse ormai irreparabile. In questo caso la scelta delle parole indica qualcosa di diverso. La scala del declino è enorme, nessuno lo mette in dubbio, ma lo stato in cui si trova oggi la vita nelle profondità del Golfo non viene descritto come una condanna permanente. Laggiù, lontano da qualsiasi sguardo, il collasso è avvenuto davvero ed è di proporzioni immense, eppure non viene presentato come destinato a restare tale per sempre.
Fonte: TecnoAndroid


