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Portare l’uomo su Marte resta ancora un obiettivo lontano, ma la NASA non sta certo con le mani in mano e con il programma CHAPEA ha appena tagliato un traguardo che pesa parecchio. Quattro volontari hanno infatti superato i 365 giorni consecutivi chiusi dentro un habitat isolato che riproduce le condizioni di vita sul Pianeta Rosso, senza mai lasciare la Terra. Un anno intero passato in uno spazio ristretto, con regole pensate per somigliare il più possibile a quelle di una vera base marziana.
Il punto di partenza è piuttosto semplice da capire anche per chi non mastica ingegneria aerospaziale. Vivere su Marte non avrà molto a che vedere con l’esperienza degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e il motivo principale è la distanza dal nostro pianeta. Più ci si allontana e più tutto diventa complicato. Le risorse a disposizione saranno inevitabilmente limitate, l’isolamento si protrarrà per forza di cose a lungo e le comunicazioni con casa saranno tutt’altro che istantanee.
Perché simulare la vita sul Pianeta Rosso
Proprio quest’ultimo aspetto merita un attimo di attenzione. Quando ogni messaggio impiega tempo per arrivare a destinazione e altrettanto per ricevere una risposta, anche le attività più banali possono trasformarsi in un piccolo rompicapo. Non si può contare su un aiuto immediato da parte del controllo a terra e molte decisioni vanno prese in autonomia. Lo stesso vale per la gestione di cibo, acqua e materiali, che non possono essere riforniti con la facilità a cui ci si è abituati in orbita bassa.
Ed è qui che entra in gioco la simulazione marziana. La domanda di fondo è come si possa preparare un gruppo di persone a trascorrere mesi o addirittura anni in condizioni del genere. La risposta della NASA passa da missioni come CHAPEA, il programma con cui l’agenzia statunitense riproduce sulla Terra la quotidianità di una futura spedizione sul Pianeta Rosso. L’idea è osservare da vicino come reagiscono corpo e mente quando si vive a lungo lontani da tutto, con mezzi contati e contatti con l’esterno rallentati.
L’equipaggio e la tabella di marcia della missione
Il cuore dell’esperimento si trova presso il Johnson Space Center di Houston, dove è stato allestito l’habitat che ospita i volontari. L’equipaggio è formato da quattro persone con ruoli ben definiti, proprio come accadrebbe in una missione reale. Al comando c’è Ross Elder, affiancato dal medico Ellen Ellis, dal responsabile scientifico Matthew Montgomery e dall’ingegnere di volo James Spicer. Ognuno ha compiti precisi e la convivenza forzata diventa a sua volta parte integrante dello studio.
I quattro sono entrati nella struttura il 19 ottobre 2025 e da quel giorno non ne sono più usciti. Il traguardo dei 365 giorni consecutivi è stato raggiunto il 19 ottobre, un anno esatto dopo l’ingresso, ma l’avventura non si chiude qui. La missione CHAPEA ha infatti una durata complessiva di 378 giorni, quindi mancano ancora un paio di settimane prima che i volontari possano lasciarsi alle spalle l’habitat e tornare alla vita di tutti i giorni. La conclusione dell’esperienza è fissata per il 31 ottobre 2026, data in cui l’equipaggio uscirà ufficialmente dalla struttura di Houston dopo oltre un anno trascorso a simulare la vita su Marte.
Fonte: TecnoAndroid


