Vai al contenuto
Offerte

Reattori nucleari riaccesi per l’AI: tre centrali USA da 2,25 GW

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Negli Stati Uniti sta prendendo forma uno sforzo fuori dal comune per riaccendere vecchi reattori nucleari e metterli al servizio dell’intelligenza artificiale. Tre impianti tra Michigan, Pennsylvania e Iowa, alcuni dei quali già avviati verso lo smantellamento, potrebbero garantire insieme circa 2,25 GW di potenza grazie a prestiti federali e ad accordi energetici di lungo periodo firmati con Microsoft e Google.

Il motivo è piuttosto semplice. L’elettricità è diventata uno dei veri colli di bottiglia per la crescita dell’AI. I data center che ospitano cluster di acceleratori lavorano ad alta densità giorno e notte, mentre costruire nuove centrali o nuove linee di trasmissione richiede anni tra permessi e cantieri.

Tre centrali e un unico motore

Holtec sta lavorando per riavviare la centrale di Palisades in Michigan, che era già entrata nella fase attiva di dismissione. L’azienda ha ottenuto un sostegno finanziario dal Dipartimento dell’Energia statunitense e punterebbe a una ripartenza nel 2027, sempre che arrivino le autorizzazioni della NRC, l’autorità di regolamentazione nucleare americana, e che i lavori procedano. La produzione attesa si aggira intorno agli 800 MW.

In Pennsylvania Constellation Energy sta rimettendo a nuovo l’Unità 1 di Three Mile Island, ribattezzata Crane Clean Energy Center. Si tratta di un reattore del tutto separato dall’Unità 2, quella della parziale fusione del nocciolo del 1979 che ha reso il sito uno dei luoghi più noti nella storia energetica americana. Crane dovrebbe fornire 835 MW di elettricità senza emissioni con un costo di ristrutturazione di circa 1,5 miliardi di euro, e Constellation ha ricevuto anche un prestito federale di circa 900 milioni di euro.

Microsoft ha firmato un contratto di acquisto di energia della durata di 20 anni legato all’impianto, pensato per bilanciare i consumi dei propri data center sulla rete regionale PJM con produzione priva di emissioni. Constellation indica il 2028 come data stimata di entrata in servizio, ma molto dipenderà dai progressi normativi e dei cantieri. La Nuclear Regulatory Commission deve ancora autorizzare passaggi chiave prima che il reattore possa caricare il combustibile.

In Iowa invece NextEra Energy Resources collabora con Google per riavviare il Duane Arnold Energy Center, centrale da 615 MW spenta nel 2020. L’obiettivo è il 2029 e il progetto è stato associato a un prestito del Dipartimento dell’Energia fino a circa 1,7 miliardi di euro. Secondo l’amministratore delegato di NextEra John Ketchum i clienti residenziali dell’Iowa non dovranno sostenere i costi dell’operazione, ma questa resta la posizione dell’azienda e non una valutazione indipendente su tutti i possibili effetti sulle tariffe.

Perché l’AI ha cambiato i conti del nucleare

Impianti chiusi perché i costi operativi ne compromettevano la sostenibilità economica oggi attirano miliardi di investimenti. A spingerli sono gli hyperscaler, i giganti del cloud che non possono permettersi di aspettare nuove centrali costruite da zero. Elettricità affidabile, a basse emissioni e in grandi quantità è esattamente ciò di cui hanno bisogno, e riaccendere un reattore esistente, per quanto costoso e lungo, permette di aggirare parte dei ritardi legati ai corridoi di trasmissione.

Un accordo di acquisto di energia offre allo sviluppatore una base commerciale per un riavvio così oneroso. Firmarlo però non significa che la corrente arrivi subito a una struttura specifica, perché l’elettricità continua a viaggiare sulla rete regionale come quella di qualsiasi altra fonte. Anche le previsioni sulla domanda dei data center nei tre Stati, che arrivano a diversi gigawatt, sono scenari di pianificazione e non carichi garantiti. Alcuni progetti inclusi in quelle stime verranno inevitabilmente rinviati, ridimensionati o cancellati.

Una cifra ancora tutta da conquistare

La potenza prevista e quella effettivamente disponibile sono due cose molto diverse. I 2,25 GW rappresentano la capacità nominale stimata, non energia già a disposizione di qualche data center, e tutti e tre i progetti devono ancora superare ostacoli tecnici, normativi e finanziari prima che la produzione raggiunga la rete.

Se i riavvii andranno in porto, le centrali dismesse potrebbero diventare un modello replicabile per soddisfare la fame di energia dell’intelligenza artificiale, anche se il successo di tre progetti non basterebbe da solo a garantire le stesse condizioni economiche e regolatorie altrove. Nel caso in cui i tempi slittassero o i costi lievitassero, gli hyperscaler potrebbero rivolgersi al gas naturale, alle rinnovabili abbinate a sistemi di accumulo oppure alla distribuzione dei carichi di lavoro in regioni dove l’energia costa meno ed è più accessibile.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
75 Condivisioni