In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Sono passate appena poche settimane dal debutto di Muse, l’agente personale basato sull’intelligenza artificiale lanciato da Meta, e il progetto si è già guadagnato un ruolo centrale nella strategia dell’azienda. L’obiettivo è trasformare finalmente in guadagni l’enorme investimento fatto nell’AI. Mark Zuckerberg ha spiegato che il gruppo sta già lavorando alla monetizzazione dell’agente e che si aspetta, col tempo, di ricavare da ogni utente di Muse più di quanto oggi incassi con Facebook e Instagram.
Il dato che ha spinto il CEO a parlare con tanta fiducia riguarda la diffusione. Pur essendo disponibile solo negli Stati Uniti e in Canada, l’agente ha conquistato oltre 10 milioni di persone dal suo arrivo a inizio settembre. Numeri che, a detta di Zuckerberg, confermano che il prodotto ha trovato il suo pubblico.
Una nuova fase operativa per Muse
Durante la conference call sui risultati del terzo trimestre, tenuta mercoledì 21 ottobre 2026, Zuckerberg ha usato parole piuttosto nette. “Ora che Muse ha dimostrato una chiara corrispondenza con le esigenze del mercato, stiamo entrando in una nuova fase, più operativa, concentrata sulla sua crescita”, ha dichiarato. E poi ha aggiunto un traguardo decisamente ambizioso: “Prevediamo di far crescere Muse fino a servire miliardi di persone”.
C’è però un aspetto da non trascurare. Far funzionare Muse costa a Meta molto di più rispetto agli altri servizi della casa, ed è anche per questo che i piani per renderlo redditizio sono già in movimento. L’azienda intende sviluppare degli strumenti per il commercio che le permetteranno di applicare commissioni alle imprese sulle transazioni facilitate dall’agente. Non è una scelta casuale, visto che lo shopping è al momento l’utilizzo più diffuso e che ogni acquisto effettuato tramite Muse vale in media circa 170 euro. A tutto questo si affiancheranno gli abbonamenti AI, pensati sia per i privati sia per i titolari di attività che sfruttano l’agente in modo più intenso.
Secondo il numero uno di Meta, i ricavi generati da Muse potrebbero un giorno superare quelli delle app attuali, almeno guardando ad alcuni parametri. “Il ricavo medio per utente americano della nostra famiglia di app vale diverse centinaia di euro l’anno, e ci aspettiamo che Muse arrivi a un livello ancora più alto nel tempo, grazie alla quantità di acquisti che già vediamo passare dall’agente”, ha spiegato Zuckerberg.
Il legame con gli occhiali smart
La partita non si gioca soltanto sullo smartphone. Muse è considerato “centrale” anche per far fruttare di più gli occhiali con intelligenza artificiale del gruppo. Oggi Meta non ottiene grandi margini dalla vendita dell’hardware, ma l’arrivo dell’agente su questi dispositivi dovrebbe aiutare a vendere un numero maggiore di abbonamenti, almeno nelle previsioni del CEO.
Un’anteprima di Muse sugli occhiali smart era già stata mostrata il mese scorso durante l’evento Connect. In quell’occasione l’azienda aveva spiegato che sarà possibile dialogare con l’agente più o meno come si fa ora con Meta AI, controllare l’avanzamento delle attività affidate e aggiungere nuove voci alla sua lista di cose da fare. Meta non ha chiarito se la versione per gli occhiali richiederà un abbonamento separato, anche se le parole di Zuckerberg lasciano intendere che almeno una parte delle funzioni sarà a pagamento. Del resto il gruppo ha già valutato l’idea di far pagare un sovrapprezzo per altre caratteristiche dei suoi occhiali, compresa la funzione di potenziamento dell’udito in arrivo.
Sulla tempistica il CEO è stato preciso. Muse sbarcherà sugli occhiali di Meta il mese prossimo, quindi a novembre.
Fonte: TecnoAndroid


