Morph è il nome che potrebbe spostare gli equilibri nel campo della robotica morbida, quella branca meno appariscente ma forse più promettente rispetto alle macchine rigide che tutti conosciamo. La startup londinese ha appena tolto i veli a una piattaforma pensata per costruire celle robotiche flessibili, e l’idea che la guida è tanto semplice quanto ambiziosa: invece di costringere le persone ad adattarsi alla durezza dei dispositivi, sono questi ultimi a piegarsi ai movimenti del corpo.
Per anni la robotica tradizionale si è basata su strutture statiche, ingranaggi e componenti che fanno una sola cosa e la fanno sempre allo stesso modo. La robotica morbida ribalta questo schema. Si lavora su scale molto diverse tra loro, dal microscopico a oggetti di dimensioni ben più grandi, ma il filo conduttore resta lo stesso: imparare ad assecondare chi usa la tecnologia, non il contrario.
Da chirurgo a fondatore: l’intuizione ispirata al polpo
Dietro Morph c’è Jean Nehme, un ex chirurgo ricostruttivo che ha deciso di portare i principi della flessibilità biologica nel mondo dei dispositivi industriali e di consumo. Il modello di riferimento arriva dalla natura, e in particolare dal polpo, capace di cambiare forma e consistenza con una naturalezza che le macchine tradizionali non hanno mai avuto. Da qui nasce l’obiettivo della startup: superare i limiti dei vecchi sistemi meccanici introducendo componenti che modificano la propria struttura a seconda di quello che serve in quel momento.
Il cuore di tutto sono moduli sintetici dotati di sensori integrati e di algoritmi di apprendimento. Questi elementi elaborano in tempo reale le informazioni che arrivano dall’esterno e si trasformano per assecondare il corpo umano. Vale la pena chiarire un punto, perché è facile fare confusione: qui non si parla di robot dalle sembianze umane, ma di una vera e propria intelligenza fisica incorporata direttamente nei materiali con cui sono fatti gli oggetti.
Dove finiranno questi materiali deformabili
I primi terreni di applicazione, stando a quanto condiviso dall’azienda, riguardano lo sport. Si pensa alle prestazioni degli atleti, alla prevenzione degli infortuni e al supporto alla mobilità. Ma è solo il punto di partenza. Più avanti lo sviluppo potrebbe allargarsi anche al settore automobilistico e alla sicurezza industriale, due ambiti dove un materiale capace di adattarsi avrebbe parecchio da dire.
Per progettare tutto questo, il team ha messo a punto un sistema di sviluppo che unisce simulazioni fisiche avanzate e apprendimento per rinforzo, una tecnica ormai comune nel mondo dell’AI e della robotica. L’idea è permettere alle aziende partner di programmare il comportamento dei materiali flessibili in totale sicurezza, prima ancora di arrivare alla produzione vera e propria.
Per ora Morph punta a ritagliarsi un ruolo da partner strategico per il design e la fabbricazione software. In pratica, sarà la realtà che fornisce alle diverse industrie le competenze necessarie per integrare queste celle deformabili nei prodotti di nuova generazione, lasciando agli altri il compito di portarli sul mercato.