RudraM-II è il nome del missile ipersonico che ha appena spostato gli equilibri tecnologici nel settore della difesa, perché l’India ha portato a termine con successo il test di un’arma aria-superficie capace di volare a velocità impressionanti e di azzerare i radar nemici. Un risultato che racconta molto più di un semplice collaudo riuscito, visto che fino a poco tempo fa la tecnologia ipersonica sembrava territorio quasi esclusivo di Stati Uniti, Russia e Cina. Adesso il quadro cambia, e Nuova Delhi entra di diritto nel gruppo dei paesi che sviluppano in casa soluzioni di questo tipo.
Cosa rende speciale il missile RudraM-II
Il lancio è avvenuto da un caccia Su-30MKI, e già qui c’è un dettaglio che pesa: l’arma è stata rilasciata in condizioni di volo estreme, seguendo una traiettoria critica. Niente test comodi insomma. I dati raccolti dagli strumenti nel poligono di Chandipur hanno confermato il pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi, con ogni sottosistema che ha fatto il suo dovere e una precisione millimetrica sul bersaglio. Dietro al progetto ci sono il Ministero della Difesa indiano, l’organizzazione di ricerca DRDO e l’aeronautica militare, una squadra che lavora a questo programma con un obiettivo ben chiaro in mente, l’autonomia.
Sul piano delle prestazioni i numeri parlano da soli. Il RudraM-II tocca una velocità ipersonica di Mach 5.5, che tradotto fa circa 6800 chilometri orari. Il raggio d’azione supera i 300 chilometri, e questo non è un dettaglio da poco: significa che un pilota può colpire restando dentro il proprio spazio aereo, senza esporsi al fuoco nemico. Una distanza di sicurezza che, nelle dinamiche di un conflitto reale, può fare la differenza.
Testate, varianti e l’addio ai missili russi
La missione principale di questo ordigno è la soppressione delle difese aeree nemiche. La versione antiradar monta una testata a frammentazione preformata da 155 chilogrammi, pensata per individuare e distruggere radar, reti di comunicazione e sorgenti a radiofrequenza. Esiste poi una seconda variante, quella da attacco al suolo, equipaggiata con una testata penetrante ed esplosiva da 200 chilogrammi, perfetta per mettere fuori uso bunker e infrastrutture fortificate.
E non finisce qui, perché altre versioni sono già sui tavoli di sviluppo. Il RudraM-I coprirà distanze oltre i 100 chilometri, il RudraM-III arriverà fino a 550 chilometri, mentre del modello a lunghissimo raggio, il RudraM-IV, per ora si sa pochissimo: i dettagli restano riservati. Tutta questa famiglia di missili serve a un disegno preciso, e cioè l’indipendenza tecnologica con la progressiva sostituzione dei vecchi sistemi Kh-31 di fabbricazione russa.