La disinformazione russa in Armenia ha cambiato pelle, e lo ha fatto in modo che ha colto di sorpresa anche chi studia queste operazioni da anni. Di solito il copione è sempre lo stesso: si apre un sito fasullo, ci si pubblica una notizia falsa, poi entrano in azione i bot per amplificarla finché non diventa virale. Uno schema collaudato, documentato, in parte pure arginabile. Ma con la campagna elettorale armena qualcosa si è incrinato, e per la prima volta la macchina del Cremlino ha messo in campo un volto reale.
Gli analisti di NewsGuard se ne sono accorti: dietro le bufale che hanno preso di mira il voto del 7 giugno non ci sono soltanto algoritmi e profili inventati, ma anche un giornalista in carne e ossa. Con un nome, una faccia e un curriculum costruito nei territori occupati del Donbass. Il 40% delle fake news usate per condizionare le elezioni armene porta la sua firma. Si chiama Okay Deprem, ha 45 anni, è originario della Turchia, e gli vengono attribuite 17 delle 43 affermazioni false diffuse nell’ambito dell’operazione nota come Storm-1516, tutta orientata contro il primo ministro Nikol Pashinyan.
Disinformazione russa: perché l’Armenia è diventata un campo di battaglia
Il partito di governo, Contratto Civile, parte favorito ed è dato sopra il 30% delle intenzioni di voto. Dietro, parecchio staccato al 6%, c’è il movimento Armenia Forte del miliardario armeno-russo Samvel Karapetyan. Un vantaggio netto, certo, ma con tante incognite, visto che una fetta consistente di elettori si è detta incerta o ha preferito non rispondere. Ed è proprio su quella zona grigia che Mosca prova a far leva.
La posta in gioco è alta. L’Armenia, piccola ex repubblica sovietica del Caucaso meridionale senza sbocco sul mare, è da sempre legata alla Russia sul piano economico e politico. Eppure Pashinyan ha iniziato a guardare altrove, avvicinandosi all’Unione europea e agli Stati Uniti. Erevan ha ospitato di recente il vertice della Comunità politica europea, con la presenza di Volodymyr Zelensky, e il primo summit bilaterale Armenia-Ue. C’è poi il progetto del corridoio Tripp, pensato insieme a Washington per collegare Azerbaigian e Turchia passando dal territorio armeno. Un’apertura all’Occidente che potrebbe però frenare di colpo se alle urne dovessero vincere le forze filorusse.
Come funziona la macchina e chi è davvero Deprem
Dietro le ingerenze ci sarebbe la Social Design Agency, il principale contractor del Cremlino per i contenuti falsi, che gestisce tutto come fosse un progetto di marketing: obiettivi misurabili, report settimanali, target di reach. Tra gli strumenti, testate finte registrate a Mosca, un clone di Wikipedia con articoli manipolati, la rete di bot Matryoshka che sforna video creati con l’intelligenza artificiale spacciandosi per media occidentali. E poi, appunto, Storm-1516.
La novità sta tutta qui. “Le affermazioni diffuse attraverso il progetto Storm-1516 nascono spesso da articoli anonimi, o che usano i nomi di giornalisti reali a loro insaputa”, ha spiegato Alice Lee, l’analista di NewsGuard che ha firmato l’inchiesta. “Questa campagna sull’Armenia sembra essere la prima in cui un giornalista reale mette ripetutamente il proprio nome sugli articoli che diffondono le notizie false”. E questo, sottolinea, regala alle bufale una credibilità ben più alta.
Gli articoli di Deprem vengono pubblicati prima su testate turche nazionaliste e filorusse che contano un certo seguito, come OdaTV, il decimo sito di news più letto in Turchia, Veryansın TV e DikGazete. Da lì rimbalzano su X grazie ad account vicini al Cremlino e alla rete Pravda, fatta di circa 280 siti. Poi arrivano sulla stampa armena, azera, turca e georgiana. Tra le fake news più gettonate, il governo che avrebbe vietato l’aborto, la moglie del premier con una presunta relazione con un attore turco, Pashinyan dipinto come un “traditore” pronto a svendere infrastrutture strategiche alla Turchia.
Un esempio concreto. Nel giugno 2025 Deprem pubblica su OdaTV che la moglie di Pashinyan avrebbe speso oltre 100mila euro in quattro giorni in un hotel turco di lusso. Lo stesso copione già usato contro Olena Zelenska, accusata di aver comprato gioielli Cartier per quasi un milione di euro. La storia raccoglie 3,8 milioni di visualizzazioni in cinque mesi. Ma un dettaglio tradisce il trucco. Molti articoli turchi contengono la stessa lettera cirillica “а” infilata al posto di quella latina, segno di un copia-incolla tra redazioni che si fingono indipendenti.
Quanto a Deprem, si definisce freelance e racconta di essersi avvicinato al giornalismo “per ragioni umanitarie” dopo Maidan. Nel 2014 si trasferisce nel Donbass, due anni dopo ottiene la cittadinanza della Repubblica Popolare di Luhansk. Nel 2018 firma un libro su Putin, l’anno seguente Kiev gli impone sanzioni per la propaganda filorussa diffusa nei media turchi. Il National Resistance Center ucraino lo ha definito “un propagandista presentato come giornalista per creare l’illusione di un sostegno internazionale”. Alle richieste di commento di NewsGuard non ha mai risposto.
Sul dopo voto, Alice Lee non ha dubbi, la macchina si adatterà. “Se Pashinyan vincerà, le operazioni di influenza affermeranno quasi certamente che il suo successo è stato causato da interferenze straniere, in particolare dell’Ue, e da qualche forma di brogli elettorali”.