Un piano da 23 miliardi di euro per spingere sull’acceleratore delle energie rinnovabili: questo è ciò che la Commissione Europea ha appena approvato per l’Italia. Un via libera che pesa, e non poco, perché parliamo di soldi pubblici destinati a far crescere la produzione di energia elettrica pulita nel Paese. L’obiettivo di fondo è chiaro: meno dipendenza dalle fonti tradizionali, prezzi più contenuti e un sistema energetico nazionale più solido sulle proprie gambe.
Nel concreto, l’aiuto di Stato servirà a finanziare lo sviluppo di nuovi impianti. Si parla di eolico onshore, cioè quello installato sulla terraferma, di fotovoltaico, di idroelettrico e di impianti a biogas. Tutto sul territorio italiano. La capacità aggiuntiva prevista è di 37,15GW, un numero che da solo dice poco ma che diventa parecchio interessante se lo si guarda da un’altra angolazione: equivale al 48% della capacità da fonti rinnovabili oggi già installata in Italia. In pratica, è come aggiungere quasi metà di tutto quello che è stato costruito finora.
Gli obiettivi al 2030 e il quadro europeo
Il piano si inserisce in una cornice più ampia, quella del REPowerEU, la strategia con cui l’Unione Europea punta a ridurre la dipendenza energetica dall’esterno. Il traguardo fissato per il 2030 è ambizioso ma definito con precisione: coprire il 39,4% del consumo energetico lordo italiano con fonti rinnovabili. Tradotto, significa che quasi quattro decimi dell’energia consumata nel Paese dovrebbero arrivare da sole, vento, acqua e biogas.
Dietro a questi numeri c’è una logica che va oltre l’ambiente. Più produzione pulita vuol dire, secondo Bruxelles, una spinta verso il basso sui prezzi dell’energia e un rafforzamento dell’indipendenza dell’intera UE. Due aspetti che, di questi tempi, contano quanto e forse più dell’impatto sulle emissioni.
Sul piano formale, l’approvazione è arrivata seguendo le regole del CISAF, sigla che sta per Clean Industry Deal State Aid Framework. È il quadro normativo che disciplina gli aiuti di Stato in ambito energetico, adottato il 25 giugno 2025. È proprio sulla base di queste norme che la Commissione ha dato il proprio benestare al piano italiano, valutando che rispettasse i criteri previsti per questo tipo di sostegni pubblici.
Il provvedimento prevede diverse tipologie di aiuto che potranno essere concesse agli operatori del settore, secondo le modalità stabilite dal quadro europeo di riferimento.