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Mangiare mirtilli ogni giorno potrebbe avere un effetto sorprendente sull’umore delle persone anziane, e la strada passerebbe dall’intestino. È l’indicazione che arriva da un piccolo studio pilota condotto negli Stati Uniti su adulti over 65 con lievi sintomi depressivi. Chi ha consumato il frutto per tre mesi ha mostrato un calo dei sintomi più marcato e più costante rispetto a chi assumeva un placebo, insieme a piccole modifiche nei geni legati ad alcuni enzimi dei batteri intestinali. C’è però un dettaglio che pesa parecchio. La differenza nel miglioramento dell’umore tra i due gruppi non è risultata statisticamente significativa, quindi nessuno può affermare che queste bacche curino la depressione. I dati offrono piuttosto qualche indizio preliminare su un possibile legame tra alimentazione, microbiota intestinale e salute mentale.
Come è stata misurata l’azione dei mirtilli sull’umore
A guidare la ricerca è Courtney L. Millar, assistant scientist II presso lo Hinda and Arthur Marcus Institute for Aging Research di Hebrew SeniorLife e docente di medicina al Beth Israel Deaconess Medical Center e alla Harvard Medical School. Secondo la ricercatrice, la fibra e gli antociani contenuti nei mirtilli hanno le carte in regola per modificare il microbiota e i metaboliti che entrano in gioco nella depressione in età avanzata. L’obiettivo era proprio capire, in via preliminare, cosa succede all’intestino e allo stato d’animo quando questi frutti diventano un’abitudine quotidiana.
Per verificarlo il gruppo ha reclutato persone dai 65 anni in su, fisicamente poco attive e con sintomi depressivi lievi. Il disegno dello studio era randomizzato, in doppio cieco, a bracci paralleli e controllato con placebo. Per tre mesi i partecipanti hanno assunto ogni giorno 48 grammi di polvere di mirtilli, l’equivalente di circa due tazze di frutti freschi, oppure una polvere placebo identica nell’aspetto.
Il microbiota è stato analizzato con il sequenziamento metagenomico, una tecnica che permette di misurare l’abbondanza delle diverse specie microbiche e dei loro geni. Gli acidi grassi a catena corta presenti nelle feci, composti prodotti dall’attività dei batteri, sono stati invece studiati con la cromatografia liquida abbinata alla spettrometria di massa. I sintomi depressivi sono stati valutati con questionari validati, compilati prima e dopo i tre mesi di intervento.
Pochi partecipanti e segnali ancora da confermare
Alla fine hanno completato il percorso in 18, per lo più donne e in prevalenza di etnia bianca. Nel gruppo placebo c’erano 8 persone con un’età media di 75 anni, in quello dei mirtilli 10 persone con un’età media di 71 anni. Nonostante l’andamento incoraggiante osservato tra chi consumava le bacche, il confronto con il placebo non ha restituito differenze significative sul fronte dell’umore.
Anche sul versante intestinale il quadro è sfaccettato. L’abbondanza complessiva delle specie microbiche, i percorsi metabolici MetaCyc e i metaboliti degli acidi grassi a catena corta sono rimasti invariati. All’interno del gruppo dei mirtilli, però, i ricercatori hanno rilevato cambiamenti statisticamente significativi nell’abbondanza dei geni associati a diversi enzimi microbici. Tra questi spicca la EC 3.6.3.31 Polyamine Transporting ATPase, coinvolta nella produzione del GABA, l’acido gamma amminobutirrico, un neurotrasmettitore che ha un ruolo nella comunicazione tra le cellule del cervello.
Secondo gli autori, i mirtilli potrebbero quindi agire su aspetti specifici della funzione dei batteri intestinali anche senza stravolgere la composizione generale del microbiota. Per capire se queste variazioni si traducano davvero in un beneficio concreto sull’umore o sui sintomi depressivi serviranno studi su numeri molto più ampi.
Il lavoro è stato pubblicato sul Journal of Nutrition, Health and Aging. Hanno partecipato anche ricercatori della UMass Chan Medical School, della Harvard T.H. Chan School of Public Health, del Broad Institute del MIT e di Harvard e del Dipartimento di Scienze della Nutrizione dell’Università del Connecticut.
Fonte: TecnoAndroid


