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I data center stanno diventando sempre più grandi e rumorosi, al punto che ignorarli è ormai quasi impossibile. La spinta arriva in gran parte dall’esplosione dell’intelligenza artificiale, che per funzionare ha bisogno di quantità enormi di server, di energia e di infrastrutture dedicate. Tra le soluzioni studiate per rendere questi impianti meno invadenti ce n’è una piuttosto curiosa, che arriva dalla biomimetica e che Microsoft vorrebbe applicare alle proprie strutture per integrarle meglio nel territorio che le ospita.
Perché i data center incontrano sempre più resistenze
Il punto è che questi enormi capannoni pieni di macchine non portano con sé soltanto vantaggi tecnologici. Nelle zone in cui vengono costruiti cresce infatti l’opposizione dei residenti, che vedono cambiare il paesaggio attorno a casa e si ritrovano a fare i conti con effetti tutt’altro che trascurabili. Una presenza così ingombrante finisce inevitabilmente per diventare un tema di discussione locale, e spesso anche politica.
In Italia la situazione appare ancora sotto controllo, anche se non mancano i primi segnali di malcontento. In alcune aree c’è già stata una vera e propria mobilitazione, come accaduto in Piemonte, dove la protesta ha portato la regione a bloccare una serie di progetti. Un caso che mostra bene come la questione non riguardi più soltanto paesi lontani ma stia arrivando anche sul territorio nazionale.
E il nodo non è esclusivamente ambientale. Un data center significa traffico, consumo di suolo, rumore continuo, illuminazione notturna e perdita di aree verdi. Tutti elementi che toccano da vicino la vita quotidiana di chi abita nei dintorni e che pesano parecchio quando si tratta di decidere se accogliere o meno un nuovo impianto.
La biomimetica come risposta di Microsoft
Ed è qui che entra in gioco la biomimetica, cioè l’idea di progettare tecnologie e infrastrutture prendendo spunto dalla natura. Un approccio che in altri settori è già noto ma che applicato ai centri di elaborazione dati assume un significato particolare, perché punta a far convivere strutture fortemente artificiali con l’ambiente circostante anziché imporle al paesaggio.
Microsoft vuole portare questa filosofia nei propri data center, rendendoli parte integrante del territorio. L’idea prevede l’impiego di alberi autoctoni, giardini pensati per gli impollinatori, nuove aree verdi e veri e propri interventi di ripristino degli ecosistemi. Praticamente gli edifici non verrebbero più percepiti come blocchi isolati in mezzo al nulla ma come porzioni di un contesto naturale ricostruito con attenzione.
Non solo una questione estetica
Il primo beneficio è evidente e riguarda l’aspetto visivo. Un impianto circondato da vegetazione risulta senza dubbio più gradevole da guardare rispetto a una distesa di cemento e recinzioni. Ma i vantaggi del verde non si fermano all’estetica, perché ci sarebbero anche ricadute di tipo funzionale tutt’altro che secondarie.
Fasce di vegetazione disposte attorno agli edifici potrebbero infatti attenuare parte del rumore prodotto dai server e dai generatori, uno dei disturbi più lamentati da chi vive vicino a queste strutture. Allo stesso tempo la presenza di alberi e piante contribuirebbe a ridurre l’impatto visivo delle gigantesche costruzioni che ospitano le macchine dei data center.
Fonte: TecnoAndroid








