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Microsoft, il Rebrand Registry svela la mania dei cambi di nome

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Chi lavora ogni giorno con gli strumenti di casa Redmond lo sa bene, e ora esiste anche un archivio che lo dimostra nero su bianco: Microsoft cambia i nomi dei prodotti con una frequenza che sfiora il comico. Il merito della catalogazione va a Loryan Strant, Microsoft MVP, che ha messo in piedi il Rebrand Registry, un sito interamente dedicato a tenere il conto di quante volte un servizio, una funzione o un’app dell’azienda hanno cambiato pelle e, soprattutto, nome. Il risultato fa sorridere, però solleva anche una domanda seria su quanto la società sappia essere lunatica nella gestione dei propri asset.

L’esempio che rende l’idea meglio di qualunque grafico è Drag Tray, funzione ribattezzata Drop Tray e poi mandata definitivamente in pensione. Un percorso breve, due nomi, zero sopravvivenza. Casi come questo, moltiplicati per anni di annunci e aggiornamenti, spiegano perché un progetto così specifico abbia trovato un pubblico. Perché dietro l’ironia c’è un problema pratico, quello di chi deve spiegare a colleghi o clienti che lo strumento di ieri oggi si chiama in un altro modo, senza che nulla di sostanziale sia cambiato nel frattempo.

Dietro le quinte delle scelte di Microsoft

Dal punto di vista dell’azienda, queste sono decisioni strategiche, prese tenendo conto degli utenti e dei feedback raccolti. Il ragionamento ha una sua logica, va detto. Solo che nella pratica succede quasi sempre la stessa cosa, cioè che qualcuno resta scontento oppure semplicemente confuso, magari dopo essersi entusiasmato per una novità o dopo aver preso l’abitudine di chiamare qualcosa con un certo nome. È proprio a queste persone che il Rebrand Registry parla, offrendo da una parte un’utility concreta per riferirsi ai prodotti nel modo corretto e dall’altra una presa in giro affettuosa delle abitudini di Microsoft.

Non è la prima volta che Strant si muove su questo terreno. Lo stesso esperto aveva già firmato Let Me Correct That For You, sito costruito per raccogliere le incongruenze nella denominazione dei prodotti dell’azienda. Un terreno più scivoloso di quanto sembri, perché le regole non sono uniformi. Microsoft usa la notazione camelCase per nomi come OneDrive, mentre per altri prodotti come Copilot resta sulla capitalizzazione convenzionale. Piccoli dettagli che però contano parecchio in documentazione tecnica, materiale formativo e comunicazione aziendale.

Il 2023 come anno record dei cambi di nome

Il Rebrand Registry si può consultare in vari modi e mette a disposizione anche una serie di grafici, che rendono immediatamente visibile quanto la società sia stata indecisa nel corso del tempo. Il picco è chiarissimo e porta una data precisa, il 2023, periodo in cui sono stati rinominati la cifra sorprendente di 18 prodotti. Diciotto cambi di nome concentrati in dodici mesi, un ritmo che spiega bene la sensazione di spaesamento diffusa tra amministratori IT e utenti finali.

Guardare quei numeri messi in fila cambia la percezione del fenomeno. Finché si tratta di un caso isolato, il rebranding passa come normale manutenzione del marchio. Quando invece diventa una costante, con decine di variazioni accumulate anno dopo anno, il quadro assume contorni diversi e la memoria collettiva fa fatica a stare al passo. Non aiuta il fatto che alcuni prodotti cambino nome più di una volta prima di sparire dal catalogo, esattamente come è accaduto al Drop Tray.

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