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Meta verso un nuovo rinvio dei termini sullo scraping dei siti

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Meta potrebbe rinviare ancora una volta l’entrata in vigore dei suoi nuovi termini per le aziende, finiti al centro di una polemica che cresce di giorno in giorno. Il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha fatto sapere che non introdurrà modifiche alle proprie regole prima di aver avviato una consultazione completa con gli editori. Il testo contestato però è rimasto identico e continua a concedere all’azienda la facoltà di effettuare lo scraping dei siti web delle attività che utilizzano Facebook.

Le nuove condizioni avrebbero dovuto scattare il 30 ottobre, poi dopo le prime proteste la data era slittata al 20 novembre. Ora il portavoce Andy Stone lascia intendere che anche questa scadenza potrebbe saltare, nonostante sul sito ufficiale della società compaia ancora il 20 novembre. “Teniamo profondamente ai nostri partner e non intendiamo apportare modifiche alle policy senza una consultazione completa con le associazioni di settore e i loro rappresentanti” ha scritto Stone in un post su X. Il portavoce ha aggiunto che l’azienda vuole fare le cose per bene e che, visto che il confronto potrebbe andare oltre il 20 novembre, in quel caso l’applicazione dei termini aggiornati verrebbe posticipata. Fino ad allora restano valide le regole attualmente in vigore.

Cosa prevedono i nuovi termini di Meta

La presa di posizione arriva mentre le critiche si fanno sempre più pesanti. Secondo il regolamento aggiornato Meta avrebbe il diritto di “usare software automatizzati (come web scraper, bot, robot, spider, crawler e user agent)” per accedere ai siti delle imprese “al fine di fornire, sviluppare, migliorare, studiare e mantenere prodotti pubblicitari e commerciali”. Una formulazione molto ampia, che ha messo in allarme buona parte del mondo dell’informazione.

Gli editori hanno espresso forti preoccupazioni e un’associazione di categoria ha definito la modifica “scandalosa e probabilmente illegale”. Un gruppo di testate norvegesi ha anche intentato una causa contro la società proprio per via delle nuove condizioni. In questi giorni il senatore californiano Adam Schiff è diventato il secondo parlamentare a chiedere all’azienda di fare marcia indietro.

“L’ampiezza di queste disposizioni aggiornate è straordinaria” ha scritto Schiff in una lettera indirizzata a Zuckerberg. Il senatore sostiene che Meta si stia ritagliando un margine preoccupante per aggirare misure tecniche essenziali alla sicurezza economica delle testate giornalistiche e dei creatori di contenuti in abbonamento, come i paywall, le registrazioni obbligatorie e le barriere riservate agli abbonati digitali. Nella lettera si legge anche che i termini aggiornati non offrono alcun meccanismo per sottrarsi allo scraping mantenendo allo stesso tempo attivo il proprio account.

Il nodo del file robots.txt

Pur riconoscendo le proteste, il colosso dei social non ha cambiato nulla di sostanziale nelle sue condizioni da quando, all’inizio del mese, ha eliminato la parola “addestrare” e ha aggiunto un riferimento ai “prodotti pubblicitari e commerciali”. Stone ha ribadito che le nuove regole “non riguardano lo scraping dei siti di notizie” e che l’azienda rispetterà le preferenze indicate dai proprietari dei contenuti attraverso il file robots.txt.

Esperti di diritto e associazioni del settore editoriale fanno però notare che le indicazioni contenute nel robots.txt non sono legalmente vincolanti e che le aziende di intelligenza artificiale le ignorano con regolarità. Come sottolinea lo stesso Schiff, nei termini di Meta non compare nemmeno un riferimento a questo strumento. Secondo il senatore, senza l’inserimento nel contratto di una formulazione precisa che metta nero su bianco l’impegno a rispettare i segnali del robots.txt, gli utenti non hanno alcun modo affidabile per proteggere i propri contenuti. Meta non ha risposto immediatamente alle domande su eventuali ulteriori modifiche ai suoi termini.

Fonte: TecnoAndroid

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