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Meta ritira la clausola IA sui siti degli account business

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Meta ha deciso di fare marcia indietro sui suoi nuovi Termini di Servizio, eliminando la clausola che lasciava intendere la possibilità di usare i contenuti dei siti web collegati agli account business anche per addestrare l’intelligenza artificiale. La modifica è arrivata dopo una serie di critiche che hanno spinto l’azienda a rimettere mano proprio al paragrafo finito sotto accusa, quello che più di ogni altro aveva sollevato dubbi e perplessità.

Il punto della questione è piuttosto semplice da capire, anche senza essere esperti di questioni legali. Nel testo aggiornato delle regole che disciplinano il rapporto tra la piattaforma e chi la utilizza per lavoro compariva un passaggio dalla formulazione ambigua. Leggendolo, sembrava che Meta si riservasse la facoltà di attingere ai materiali pubblicati sui siti delle aziende iscritte ai suoi servizi, per poi impiegarli nello sviluppo dei propri sistemi di IA. Una prospettiva che, comprensibilmente, non è piaciuta a molti.

Perché quella clausola aveva acceso le polemiche

I Termini di Servizio sono quel lungo documento che quasi nessuno legge fino in fondo, ma che stabilisce cosa una piattaforma può fare e cosa no con i dati e i materiali degli utenti. Quando al loro interno compare una frase che apre la porta a usi non previsti, il rischio è che passi inosservata. Stavolta, invece, il paragrafo controverso è stato notato e ha attirato parecchie critiche.

Il nodo riguardava in particolare i contenuti dei siti web legati agli account business, cioè i profili che imprese, negozi e professionisti utilizzano per promuovere la propria attività. Per chi gestisce un’azienda, il sito è spesso il frutto di tempo, investimenti e lavoro creativo. L’idea che quei testi o quelle immagini potessero diventare materiale per addestrare l’IA di un colosso tecnologico ha generato un certo disagio, anche perché la formulazione non chiariva con precisione i confini di questo possibile utilizzo.

Va detto che il paragrafo non affermava in modo esplicito un uso sistematico di quei materiali. Si limitava a suggerirne la possibilità, ed è proprio questa vaghezza ad aver alimentato le proteste. In casi del genere basta poco perché un dubbio si trasformi in sfiducia, soprattutto quando di mezzo c’è l’intelligenza artificiale.

Cosa cambia con la nuova versione dei Termini

Di fronte alle reazioni, Meta ha scelto di intervenire direttamente sul testo. Il passaggio che faceva riferimento alla possibilità di impiegare quei contenuti per scopi legati all’IA è stato modificato, e la clausola contestata è stata rimossa dalla versione aggiornata dei Termini di Servizio. Un ripensamento che arriva quindi come risposta concreta alle critiche ricevute, senza lasciare il documento così com’era stato pubblicato inizialmente.

Per le aziende che si appoggiano ai servizi della società con un account business, la conseguenza pratica è che quel riferimento all’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale tramite i materiali dei loro siti non figura più nel paragrafo incriminato. È stato proprio quel passaggio, e non altri, a finire al centro della revisione decisa da Meta dopo le proteste.

Fonte: TecnoAndroid

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