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La privacy delle chat con l’intelligenza artificiale diventa il terreno su cui si muovono, quasi in contemporanea, due dei nomi più pesanti del settore. Meta e OpenAI hanno annunciato nuove misure pensate per proteggere la riservatezza delle conversazioni degli utenti, anche se con approcci molto diversi tra loro. Da una parte c’è uno stop deciso a una funzione che si è rivelata problematica, dall’altra l’arrivo di uno strumento nuovo che punta a tenere lontani gli occhi indiscreti. In entrambi i casi il tema è lo stesso: i dati personali e il modo in cui vengono custoditi.
Meta spegne la condivisione delle chat su Muse
La società guidata da Zuckerberg ha scelto di disattivare la funzione di condivisione delle conversazioni del suo nuovo agente di IA, Muse, lanciato negli Stati Uniti appena un mese fa. Un passo indietro arrivato in tempi rapidi, e non per caso. A far scattare l’allarme è stata la segnalazione di Claroc, società specializzata in sicurezza informatica, che ha individuato una falla piuttosto seria nel meccanismo di condivisione.
Il problema stava nei collegamenti web che gli utenti generavano per mostrare ad altri le proprie conversazioni con l’assistente. Per via del modo in cui questi indirizzi venivano costruiti, risultavano facilmente rintracciabili su internet. I ricercatori sono così riusciti a recuperare circa 6.800 link pubblici, e il contenuto non era affatto banale. Dentro quelle chat comparivano informazioni riservate come richieste di prestiti, calendari di lavoro e documenti aziendali sensibili. Materiale che chi lo aveva condiviso probabilmente immaginava visibile solo a pochi destinatari scelti, e che invece era alla portata di chiunque sapesse dove cercare.
ChatGPT introduce le locked chats
Sul fronte opposto, OpenAI ha scelto di aggiungere qualcosa anziché togliere. Su ChatGPT debutta una nuova opzione dedicata alla privacy sullo schermo, battezzata locked chats. La distribuzione avviene in modo graduale e coinvolge tutte le principali piattaforme: la versione web, quella desktop e le app per dispositivi mobili.
Il funzionamento è abbastanza intuitivo. Le conversazioni considerate più delicate possono essere spostate in un’area separata, dove spariscono sia dalla cronologia principale sia dalla barra di ricerca. Chi apre l’app, insomma, non le vede comparire tra le altre. Per accedervi serve inserire un codice pin a quattro cifre oppure, sugli smartphone e sui tablet, autenticarsi con il riconoscimento facciale o con l’impronta digitale. Un sistema simile a quello che molti usano già per proteggere foto o app di messaggistica. OpenAI ha però voluto chiarire subito i confini di questa novità. Le chat bloccate non sono protette da crittografia end to end e le regole di archiviazione dei dati restano invariate rispetto a prima. Lo scopo dichiarato è un altro, più concreto e quotidiano: evitare che qualcuno seduto accanto, o che prende in prestito il telefono o il computer, possa leggere dialoghi privati. Si tratta quindi di una barriera pensata per l’ambiente fisico intorno al dispositivo, non di una modifica al modo in cui l’azienda gestisce le informazioni sui propri server.
Fonte: TecnoAndroid


