Mercurio e Venere sono destinati a sparire, mentre la Terra potrebbe avere ancora qualche speranza. È quanto emerge da un nuovo modello che rivede i calcoli sul futuro del nostro pianeta nel momento in cui il Sole entrerà nella sua fase finale, tra diversi miliardi di anni. Una prospettiva lontanissima, certo, eppure capace di cambiare il modo in cui guardiamo alla sopravvivenza dei mondi più vicini a noi.
Il punto di partenza è uno studio pubblicato lo scorso 19 giugno su Astronomy & Astrophysics, firmato da Mats Esseldeurs, dottorando all’Istituto di Astronomia della KU Leuven, in Belgio. Il lavoro prova a rispondere a una domanda che affascina da tempo astronomi e appassionati. Cosa succederà ai pianeti rocciosi del Sistema Solare quando la nostra stella comincerà a gonfiarsi e a trasformarsi in una gigante rossa.
Perché la Terra potrebbe cavarsela
Secondo i nuovi calcoli, Mercurio e Venere sono praticamente spacciati. Troppo vicini alla stella, finiranno inghiottiti man mano che il Sole aumenterà di dimensioni. Per loro non c’è alcuna via di fuga, e questa parte della previsione resta sostanzialmente in linea con quanto si pensava già da tempo.
Il discorso cambia quando si arriva alla Terra. Il modello suggerisce che il nostro pianeta potrebbe non fare la stessa fine, riuscendo in qualche modo a salvarsi dall’espansione del Sole. Una conclusione che apre uno spiraglio diverso rispetto agli scenari più catastrofici immaginati in passato, dove anche il nostro mondo veniva dato per perduto insieme ai suoi due vicini più interni.
Il merito di questa revisione sta proprio nel modo in cui sono stati rifatti i conti. Aggiornare i modelli che descrivono l’evoluzione stellare permette di capire con maggiore precisione come si comporteranno le orbite dei pianeti quando la stella centrale entrerà nella sua fase di gigante rossa. E i risultati, in questo caso, lasciano un margine di ottimismo per il futuro del nostro pianeta, almeno dal punto di vista della sua sopravvivenza fisica.