Matt Damon non usa giri di parole quando si tratta di parlare del set più impegnativo della sua carriera: dopo trentotto anni di mestiere e qualcosa come ottanta film, è stata proprio L’Odissea di Christopher Nolan a metterlo alla prova come mai prima. Parole sue, dette senza troppe cautele in una recente intervista. E quando lo dice un attore con quel curriculum, vale la pena fermarsi un attimo ad ascoltare.
La pellicola arriva nelle sale il 16 luglio e si annuncia come uno dei grandi titoli dell’anno. Per Damon non è la prima volta sotto la guida di Nolan, anzi: i due si conoscono bene, e questo rende il suo giudizio ancora più interessante. L’attore sa benissimo cosa significhi lavorare con un regista ossessionato dal dettaglio e dalla perfezione, eppure stavolta qualcosa è stato diverso.
Un set senza scorciatoie
Il primo incontro tra i due risale a Interstellar, nel 2014. Poi è arrivato Oppenheimer, il film più recente e più premiato del cineasta. E ora eccoli di nuovo insieme per L’Odissea, dove Nolan ha alzato l’asticella dell’ambizione portando sullo schermo l’opera di Omero. Damon veste i panni di Ulisse, l’eroe che lotta per tornare a Itaca dalla sua amata Penelope dopo la Guerra di Troia, affrontando un viaggio lunghissimo, pieno di insidie e prove al limite dell’impossibile.
Il motivo per cui questo film lo ha sfiancato più di ogni altro sta tutto nel metodo di Nolan. Niente trucchi, niente scorciatoie. “È stato, di gran lunga, il film più difficile che abbia mai fatto. A Chris piace girare tutto in modo realistico. Quindi niente green screen, niente effetti speciali da studio, niente di niente”, ha raccontato l’attore. Una scelta che oggi suona quasi controcorrente, in un’epoca dominata dalla post produzione e dalle ricostruzioni digitali.
Una nostalgia che sa di addio
Le riflessioni più sentite di Damon, però, riguardano il senso più ampio dell’esperienza. C’è una nostalgia che attraversa tutto il suo racconto, e non la nasconde. “Per la direzione che sta prendendo l’industria del cinema, è stato un film molto strano per me, nel senso che ho provato una specie di nostalgia per tutta la durata delle riprese, perché mi ha ricordato com’erano i film quando ho iniziato a lavorare. E so che tutto questo sparirà. Sapevo che era l’ultima occasione che avrei avuto di fare qualcosa del genere”.
Le sue parole arrivano da un’intervista rilasciata a un sito dedicato alla difesa degli animali, dove l’attore aveva posato insieme ai suoi cinque animali domestici per sostenere la giornata dedicata all’adozione in California. Un contesto curioso, certo, ma che non ha tolto nulla alla schiettezza con cui ha parlato del progetto.
Damon, insomma, sembra aver messo a fuoco una cosa precisa: di film così, girati senza rete e senza l’aiuto della tecnologia, forse non se ne faranno più tanti. E lui, dopo quasi quarant’anni davanti alla macchina da presa, ha avuto la sensazione netta di aver chiuso un capitolo che difficilmente potrà riaprirsi.