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Con la fotosintesi, i cianobatteri trasformano la CO2 atmosferica in biomassa. E non è tutto. Quando vengono nutriti con composti ricchi di minerali, possono anche sintetizzare materiali solidi come il calcare. Tali precipitati minerali si accumulano nel materiale, contribuendo non solo alla sua robustezza, ma anche alla rimozione stabile del carbonio. Un’innovazione doppia, dunque: sia strutturale che ambientale.
Secondo gli autori dello studio, il materiale ha continuato a sequestrare CO2 per oltre 400 giorni. E la quantità di carbonio trasformata in solidi ha superato quella immagazzinata nella biomassa. Nel tempo, il composto ha assunto una colorazione verde più intensa, manifestazione dell’attività fotosintetica in atto. Eppure, dopo circa un mese la crescita batterica rallenta, e il sequestro di carbonio prosegue per via della mineralizzazione.
La prospettiva di utilizzare tale materiale vivente nelle costruzioni apre nuovi scenari. I ricercatori immaginano facciate di edifici rivestite con il composto, capaci di catturare attivamente l’inquinamento atmosferico. Per passare dall’esperimento al mondo reale, però, occorrerà risolvere alcuni nodi pratici. Come la somministrazione dei nutrienti essenziali e la possibile modificazione genetica dei batteri per migliorarne l’efficienza. Nonostante ciò, durante una recente esposizione a Venezia, sono stati mostrati prototipi che simulano elementi naturali in grado di assorbire CO2 con la stessa efficacia di alberi adulti. Ciò suggerisce un nuovo modello di interazione tra architettura e natura.






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