Il rover Perseverance della NASA potrebbe aver fatto una scoperta davvero sorprendente sulla superficie di Marte: minuscoli cristalli con caratteristiche che ricordano quelle dei rubini terrestri. Non è il tipo di notizia che ci si aspetta da un pianeta desertico e polveroso, eppure i dati raccolti sembrano puntare proprio in quella direzione.
La scoperta è stata presentata durante la 57ª Lunar and Planetary Science Conference, tenutasi in Texas, e si basa su analisi condotte nella primavera del 2025. In quell’occasione il team scientifico che gestisce Perseverance ha condiviso i risultati delle indagini su alcune rocce molto particolari, le cosiddette float rocks. Si tratta di frammenti che non si trovano nella posizione originaria: sono stati trasportati altrove, probabilmente a causa di impatti meteorici o di processi geologici che gli scienziati stanno ancora cercando di comprendere del tutto.
Queste rocce, insomma, raccontano una storia geologica che va ben oltre il punto in cui Perseverance le ha incontrate. E proprio studiandole da vicino è emerso qualcosa di inaspettato.
Come funziona la rilevazione con SuperCam
Quando il team di controllo della NASA ha notato qualcosa di anomalo in queste float rocks, ha deciso di approfondire utilizzando uno degli strumenti più potenti a bordo del rover: SuperCam. Si tratta di un dispositivo che spara un laser sulla superficie delle rocce e ne analizza la composizione chimica a partire dalla luce emessa. Una tecnica raffinata, capace di rivelare dettagli che a occhio nudo sarebbero impossibili da cogliere, anche da distanze di diversi metri.
Ebbene, i segnali rilevati da SuperCam sono risultati compatibili con la presenza di corindone, un minerale composto da ossido di alluminio. Sulla Terra, il corindone è il materiale base da cui si formano pietre preziose come rubini e zaffiri, a seconda delle impurità presenti nella struttura cristallina. Il cromo, per esempio, dà al corindone la tipica colorazione rossa del rubino, mentre ferro e titanio producono il blu dello zaffiro.
Ovviamente nessuno sta dicendo che su Marte ci siano gemme pronte per essere incastonate in un anello. Le dimensioni di questi cristalli sono minuscole e la loro natura va ancora confermata con ulteriori analisi. Ma il fatto che Perseverance abbia individuato tracce di corindone apre scenari molto interessanti sulla storia geologica del pianeta.
Marte, una nuova scoperta della geologia del Pianeta Rosso
La presenza di corindone su Marte, se confermata, racconterebbe qualcosa di importante sui processi che hanno modellato il pianeta miliardi di anni fa. La formazione di questo minerale richiede condizioni specifiche: temperature elevate e un ambiente chimico particolare, con alta concentrazione di alluminio e bassa presenza di silice. Sul nostro pianeta, queste condizioni si verificano tipicamente in rocce metamorfiche o in alcune formazioni magmatiche.
Trovare lo stesso tipo di minerale su Marte significherebbe che il pianeta rosso ha attraversato fasi geologiche più complesse e variegate di quanto ipotizzato finora. E le float rocks analizzate dal rover potrebbero essere frammenti provenienti da regioni profonde della crosta marziana, portati in superficie da eventi catastrofici come grandi impatti.
