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MacBook Pro M4 distrutti: oltre 100 unità da 48GB nel tritatutto

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Nel bel mezzo della crisi della RAM, con la domanda di memorie DRAM che continua a salire spinta dai clienti dell’intelligenza artificiale, ci si aspetterebbe che aziende e privati facciano di tutto per tenere in vita i computer che già hanno. E invece un ex dipendente racconta una storia che va nella direzione opposta: una società tecnologica starebbe distruggendo decine di MacBook Pro ancora perfettamente funzionanti, tra l’altro con configurazioni di memoria niente male.

Oltre 100 MacBook Pro con M4 finiti nel tritatutto

A raccontare la vicenda è stato un utente di Reddit, “ExtensionPut2939”, secondo cui una grande azienda del settore tecnologico avrebbe deciso di chiudere il proprio ufficio in un Paese non precisato dopo l’ultima tornata di licenziamenti. Fin qui, purtroppo, niente di strano. Il punto è cosa succede dopo. Più di 100 unità di MacBook Pro verrebbero fatte a pezzi invece di essere riutilizzate.

Quello che lascia davvero perplessi è che non si tratta di vecchi portatili ormai da rottamare. Parliamo di macchine equipaggiate con il chip Apple M4, quindi hardware recente e più che capace. E qui arriva il dettaglio che fa storcere il naso: ognuno di questi portatili montava ben 48GB di memoria unificata, una dotazione tutt’altro che banale. Visti anche i recenti aumenti di prezzo applicati da Apple su diversi Mac, l’alternativa più sensata sarebbe stata regalare questi computer proprio ai dipendenti appena lasciati a casa.

Nessun rischio sicurezza, ma la scelta della distruzione

Sempre secondo il racconto, non ci sarebbe stato alcun motivo tecnico per mandare al macero quella pila di portatili. Nessun rischio sicurezza che non potesse essere risolto semplicemente cancellando in modo sicuro gli SSD. Un altro utente ha aggiunto un’ipotesi che, se confermata, spiegherebbe molto. La mossa servirebbe all’azienda come detrazione fiscale, una perdita da mettere a bilancio insieme ai licenziamenti.

Per capire quanto valore stia andando letteralmente in frantumi basta guardare i listini attuali. Chi oggi volesse configurare un MacBook Pro con M5 arrivando agli stessi 48GB di memoria unificata dovrebbe prima passare alla versione con chip M5 Pro e poi salire con la RAM. Il conto parte da circa 1.850 euro e arriva a circa 2.870 euro, e questo solo per due modifiche alla configurazione. Cifre che rendono ancora più difficile digerire l’idea di distruggere hardware del genere.

In un momento in cui trovare un buon portatile a un prezzo accessibile è diventato complicato, gettare via macchine così valide fa un certo effetto. La logica del recupero, del riuso, della donazione avrebbe avuto molto più senso, soprattutto verso chi il lavoro l’ha appena perso. La scelta di quest’azienda, insomma, difficilmente incontrerà il favore di chi segue da vicino il settore, proprio mentre preservare l’hardware il più a lungo possibile sarebbe la strada più ragionevole da percorrere.

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