La colonizzazione della Luna è tornata prepotentemente al centro del dibattito, e non solo per questioni di prestigio spaziale. Tra i piani aggressivi della NASA, che punta a costruire una base lunare permanente già a partire dal 2027, e i progetti altrettanto ambiziosi di Elon Musk, che immagina addirittura una città autosufficiente entro il prossimo decennio, sembra che il ritorno sul nostro satellite naturale sia ormai dato per scontato. Tutto dovrebbe avvenire entro 10 anni. Eppure, scavando appena sotto la superficie di questi annunci entusiastici, emerge una realtà parecchio più complicata. E non si tratta solo della nota questione della fertilità umana in condizioni di microgravità, tema già affrontato dalla ricerca scientifica con risultati tutt’altro che rassicuranti. I problemi potenziali sono molti, diversi tra loro e, soprattutto, ancora in larga parte senza soluzione.
Partiamo dall’ambiente lunare in sé. La Luna è notoriamente polverosa, ricoperta da quella che viene chiamata regolite. Ora, non si parla della polvere a cui siamo abituati sulla Terra, e nemmeno di qualcosa di paragonabile alla sabbia fine. I minuscoli frammenti che compongono la regolite lunare sono estremamente affilati, perché sulla Luna non esiste erosione atmosferica capace di smussarli. Come se non bastasse, questi granelli si caricano elettricamente e si attaccano ovunque: tute spaziali, strumenti, pannelli solari. Il rischio concreto è che finiscano per danneggiare attrezzature vitali e sistemi energetici fondamentali per la sopravvivenza di qualsiasi insediamento.
Radiazioni, gravità ridotta e un corpo umano tutto da capire
C’è poi la questione delle radiazioni, forse ancora più preoccupante. La Luna non possiede né atmosfera né campo magnetico, quindi la sua superficie è costantemente bombardata da particelle ad alta energia provenienti dallo spazio profondo e dal Sole. Gli effetti sul corpo umano nel lungo periodo restano poco chiari, il che significa che i primi astronauti destinati a soggiorni prolungati saranno, nei fatti, delle vere e proprie cavie.
Anche la gravità ridotta, pari a circa un sesto di quella terrestre, solleva interrogativi seri quando si parla di permanenze che vanno oltre le poche settimane. Gli studi condotti sulla Stazione Spaziale Internazionale non sono per nulla rincuoranti: muscoli e ossa tendono a indebolirsi rapidamente in microgravità. Una permanenza prolungata sulla Luna potrebbe generare problemi circolatori e accumuli di liquidi nella parte superiore del corpo. Tutto, però, andrà verificato con l’esperienza diretta, perché nessuno ha mai vissuto sulla Luna abbastanza a lungo da fornire dati affidabili.
Tecnologia e risorse: le incognite che nessuno vuole affrontare
Sul piano tecnologico le sfide non sono da meno. Esistono diverse soluzioni proposte per garantire energia e solidità alle prime costruzioni lunari, ma nessuna di esse è stata indicata come quella definitiva. La ricerca continua, certo, eppure le difficoltà principali potrebbero riguardare lo sfruttamento delle risorse lunari disponibili in loco. Al momento non esistono tecniche realmente affidabili per scavare nel suolo lunare o per sfruttare il ghiaccio individuato nelle zone permanentemente in ombra, che potrebbe teoricamente fornire acqua e perfino carburante.