Un razzo partito nel cuore della notte, senza preavviso e nel più totale silenzio: la Cina ha messo in orbita il suo Long March 12B, e lo ha fatto in un modo che ha lasciato spiazzati gli osservatori di tutto il mondo. Nessun annuncio ufficiale, nessuna comunicazione preventiva alle autorità che di solito vengono avvisate prima di queste operazioni. La gente lo ha scoperto sui social, e già questo dice parecchio sul momento che sta vivendo il programma spaziale di Pechino.
Per capire perché tutto questo conta, serve un piccolo passo indietro. Il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967 stabilisce che nessuno Stato può rivendicare la sovranità sulla Luna, su Marte o su qualsiasi altro corpo celeste. Però c’è un dettaglio importante: le posizioni orbitali geostazionarie e le bande di frequenza funzionano secondo la logica del “primo arrivato, primo servito”. In pratica, chi registra e coordina per primo una costellazione o una certa posizione con determinate frequenze ottiene la priorità d’uso. Ecco perché aziende come SpaceX o Amazon corrono a piazzare satelliti in massa nell’orbita bassa, ed ecco perché la Cina da mesi sta spingendo sull’acceleratore.
Una corsa allo spazio che si gioca sulla velocità
Lunedì scorso, al Centro di Lancio Satelliti di Jiuquan, nel deserto del Gobi, c’è stato un bel po’ di lavoro. Nelle prime ore della notte, ora statunitense, il Long March 12B è partito verso l’orbita bassa con un carico di satelliti destinati ad alimentare la megacostellazione Qianfan. È la risposta cinese allo Starlink di SpaceX, e la missione sembra essere andata a buon fine: la Corporazione Cinese di Scienza e Tecnologia Aerospaziale ha dichiarato che il volo è stato un successo.
Qui ci sono due piani di lettura. Il primo riguarda il razzo in sé. Il Long March 12B è uno dei rivali diretti del Falcon 9 di SpaceX: si tratta di un vettore riutilizzabile, con un primo stadio pensato per atterrare grazie alla propulsione su una piattaforma di recupero a Terra. Può portare 20 tonnellate in orbita terrestre bassa, e questo era il suo primo volo. Va detto però che non è stato fatto alcun tentativo di recupero.
Il secondo piano è più strategico. La Cina è in piena modalità aggressiva, e lo dimostra il ritmo dei suoi lanci, sia in orbita bassa sia verso la stazione spaziale Tiangong. Quello che colpisce di questa operazione è proprio il segreto con cui è stata condotta. Di norma, prima di una missione si avvisano le autorità internazionali che controllano lo spazio aereo e quello marittimo, nel caso qualcosa vada storto. Stavolta niente di tutto questo, una scelta poco comune sia nei programmi governativi sia in quelli privati.
Perché controllare l’orbita conta davvero
Si potrebbe pensare che il vero obiettivo sia portare Internet ovunque. Ma la sostanza è un’altra. Controllare le costellazioni e le loro risorse orbitali significa mettere le mani su infrastrutture critiche: Internet satellitare, osservazione della Terra, comunicazioni militari. C’è poi il vantaggio geopolitico di arrivare per primi in uno spazio che il rivale potrebbe voler occupare con altri tipi di satelliti. E arrivando prima si costringono gli altri a giocare sul proprio tavolo.
Il punto più delicato è che quello spazio è limitato. Le posizioni utili non sono infinite, e tutti vogliono accaparrarsi il proprio terreno il più in fretta possibile. Da qui la fretta, da qui la corsa spaziale che vede la Cina sfidare a viso aperto gli Stati Uniti, mentre anche l’Europa lavora per ritagliarsi un ruolo.