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LinkedIn, arriva il pulsante per segnalare i post AI scadenti

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Su LinkedIn è comparso da poche settimane un pulsante che dice molto sullo stato di salute dei social professionali: la possibilità di segnalare un contenuto come AI slop, cioè materiale generato dall’intelligenza artificiale considerato scadente, ripetitivo o pubblicato soltanto per raccogliere visibilità. Una mossa piccola nella forma, ma che fotografa bene un fenomeno diventato ormai impossibile da ignorare, quello dei post AI che riempiono le bacheche con testi tutti uguali.

Il punto di partenza è semplice. L’intelligenza artificiale ha reso la pubblicazione online una faccenda da pochi secondi, e questo ha cambiato le proporzioni del gioco. Profili che prima pubblicavano una volta a settimana adesso riescono a sfornare contenuti ogni giorno, spesso costruiti con le stesse identiche formule. Frasi a effetto, elenchi puntati, aperture che promettono una rivelazione e chiusure che invitano al commento. Chi frequenta la piattaforma con un minimo di costanza li riconosce a colpo d’occhio.

Perché LinkedIn ha deciso di intervenire sui contenuti generati

La logica dietro il nuovo strumento è quella del controllo affidato alla comunità. Gli utenti segnalano, la piattaforma raccoglie i segnali e li usa per capire cosa sta girando davvero nel feed. Non è una novità assoluta nel mondo dei social, dove le segnalazioni esistono da sempre per spam, molestie e contenuti fuori luogo, ma qui la categoria è nuova di zecca e riguarda una questione di qualità più che di regole violate.

L’aspetto interessante è che la segnalazione non resta silenziosa. Il sistema prevede anche un’indicazione per l’autore del post, quindi chi pubblica riceve un riscontro su come il proprio contenuto è stato percepito. Un dettaglio che cambia parecchio la dinamica, perché sposta il discorso dalla pura moderazione a qualcosa che assomiglia a un promemoria. Se il testo sembra prodotto in serie, qualcuno lo ha notato.

Un problema che non riguarda solo i social

La proliferazione di materiale generato in automatico non si ferma ai social network. Il fenomeno tocca i testi di ogni genere, arriva alle canzoni, si allarga a qualunque formato che possa essere prodotto in massa con pochi comandi. Le grandi aziende del settore stanno affrontando la questione ciascuna a modo proprio, con approcci diversi e a volte contrastanti, segno che una risposta condivisa ancora non esiste.

Il nodo vero, però, resta sempre lo stesso. Quando la produzione costa quasi nulla in termini di tempo e fatica, la quantità cresce senza freni e il rischio è che i feed finiscano sommersi da materiale privo di un reale valore aggiunto. Non contenuti sbagliati o offensivi, semplicemente vuoti. Testi che riempiono lo spazio senza dire granché, costruiti attorno a schemi riconoscibili che si ripetono all’infinito.

Su una piattaforma nata per il networking professionale la faccenda pesa in modo particolare. Chi la usa cerca competenze, esperienze concrete, punti di vista che vengano da qualcuno che quel lavoro lo fa davvero. Se il feed si riempie di variazioni sullo stesso tema, il valore della piattaforma si assottiglia in fretta. Da qui la scelta di dare agli utenti uno strumento diretto, senza passare da forme di segnalazione generiche che non avrebbero colto la specificità del problema.

Il termine AI slop, del resto, è entrato nel linguaggio comune proprio perché descriveva qualcosa che tutti avevano già visto ma che nessuno aveva ancora nominato con precisione. Adesso quella parola ha trovato posto dentro l’interfaccia di uno dei social più frequentati al mondo, con un pulsante dedicato che chiunque può usare.

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