Le libellule maschio combattono in aria come veri piloti di caccia, e non è solo una suggestione poetica. Uno studio pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface ha messo nero su bianco quello che molti sospettavano guardando questi insetti sfrecciare sopra gli stagni: i loro duelli aerei seguono regole sorprendentemente simili a quelle dei combattimenti tra aerei da guerra. Il punto chiave, secondo i ricercatori, è che i maschi non cercano tanto di intercettare l’avversario quanto di conquistare una posizione tattica vantaggiosa. E questa scoperta potrebbe avere ricadute concrete sulla progettazione di droni più intelligenti, capaci di orientarsi con una guida basata sulla vista invece che su calcoli complicati.
Non una caccia, ma un vero e proprio duello
Quando si parla di inseguimenti classici, quelli legati alla predazione o al corteggiamento, c’è sempre un ruolo ben definito: uno insegue, l’altro fugge. Ogni ruolo richiede manovre diverse. Ma tra due maschi la storia cambia. Diventa un inseguimento reciproco, dove entrambi provano a mettersi dietro all’altro, letteralmente a caccia della coda dell’avversario. I ricercatori hanno scelto per lo studio la specie Trithemis Aurora, perché i maschi sono ferocemente territoriali e attorno a uno stagno se ne trovano di solito parecchi, tutti intenti a difendere il proprio trespolo. Un altro vantaggio pratico: il loro colore cremisi le rende più facili da seguire con le telecamere.
Gran parte delle ricerche precedenti si basava su osservazioni visive o su registrazioni con una sola camera. Stavolta il team ha montato un impianto stereovideografico portatile, con due telecamere sincronizzate, per registrare le interazioni sia a colori sia in bianco e nero. Da lì hanno ricostruito 102 traiettorie di volo tra maschi e nove traiettorie di libellule impegnate a catturare prede, così da avere un termine di paragone e costruire un modello sulle regole di volo.
Manovre da 6 G e voli planati
L’analisi ha confermato differenze nette tra la caccia e la difesa del territorio. Quando cacciano, le libellule si avvicinano alla preda dal basso, così da vederla stagliata contro il cielo. Nei combattimenti aerei tra maschi, invece, le traiettorie sono molto più contorte e capita più spesso che l’insetto venga visto sullo sfondo del fogliame o del terreno.
Qui arriva la parte più affascinante. Il comportamento in volo da combattimento dei maschi ricorda da vicino quello dei piloti di caccia umani: due contendenti che competono per finire dietro all’avversario. Un pilota usa manovre ad alta accelerazione, virate verticali verso il basso, spirali. E le libellule fanno praticamente lo stesso. Gli autori ipotizzano che questa somiglianza dipenda dal fatto che i jet montano sistemi radar rivolti in avanti, mentre le libellule hanno una visione frontale perfetta per individuare bersagli davanti a loro.
Non è quindi un semplice inseguimento, ma un duello per la posizione. Questo obiettivo porta naturalmente gli insetti ad affidarsi a giri e spirali, scambiandosi in continuazione i ruoli di inseguitore e inseguito. Tra gli altri dati emersi: le libellule reggono virate fino a 6 G, ma di solito rinunciano alla velocità massima in cambio di maggiore agilità. E planano per almeno un terzo del tempo anche durante i duelli più intensi, forse per risparmiare energia o forse perché così è più facile tenere d’occhio il bersaglio. Per le virate secche, invece, si affidano al battito delle ali.
C’è però una differenza importante rispetto ai piloti. Come scrivono gli autori, i piloti di caccia trattano l’altitudine come una riserva di energia potenziale da convertire in velocità durante il combattimento, tramite le picchiate. A parità di velocità, un pilota preferisce trovarsi più in alto dell’avversario. Le libellule non sembrano usare l’altitudine in questo modo. Preferiscono piazzarsi leggermente sotto l’avversario, senza un vantaggio energetico ma con un possibile vantaggio nel tracciamento visivo del bersaglio.