Per quarant’anni i repellenti anti zanzara hanno fatto il loro dovere, tenendo lontani questi insetti dalla nostra pelle. Adesso però qualcosa sembra essersi rotto: le zanzare stanno imparando ad apprezzarli, trasformando quello che era un segnale di pericolo in un invito a cena. Un ribaltamento che dovrebbe far drizzare le antenne, perché parliamo di un alleato che molti danno per scontato ogni estate.
Quando il repellente diventa un richiamo
L’estate è praticamente alle porte e con essa tornano puntuali le zanzare. Uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Experimental Biology porta una notizia poco rassicurante: la classica molecola sintetica N,N-Dietil-meta-toluamide, quella che tutti conosciamo come DEET, ha smesso di respingere le zanzare per cominciare ad attirarle.
I ricercatori hanno puntato i riflettori sull’Aedes aegypti, la famigerata zanzara responsabile della febbre gialla, della dengue e dello zika. Hanno costruito un ambiente di laboratorio controllatissimo, con reti, fonti di calore che simulavano il sangue caldo umano e ricompense a base di zucchero. Tutte condizioni ideali, certo, ma combinate con la presenza dell’odore del repellente.
Dopo diversi cicli di esposizione a queste condizioni, è emerso qualcosa di sorprendente: le zanzare avevano sviluppato la capacità di imparare, creando un’associazione tra il repellente e la presenza di un buon posto dove pungere. In pratica, se una zanzara osa attraversare la barriera lasciata dal repellente e riesce a pungere, oppure ad alimentarsi di zucchero come in questo caso, il suo cervello si riprogramma. Il DEET passa così dall’essere un segnale di “pericolo” a una segnalazione che dice “qui c’è da mangiare”. I dati parlano chiaro: dopo questo condizionamento, oltre il 60% delle zanzare tornava a cercare l’odore del repellente, ignorando del tutto la sua natura respingente originale.
Un sospetto che gli esperti coltivano da anni
Il salto verso l’attrazione vera e propria è una novità, ma gli entomologi avevano già qualche pulce nell’orecchio da tempo. Già nel 2013 uno studio aveva dimostrato che le zanzare sviluppavano tolleranza ai repellenti. In quel caso si era visto che, tre ore dopo una prima esposizione al DEET, gli insetti lo ignoravano completamente. Adesso sappiamo qualcosa in più su cosa accade esattamente a livello neurobiologico.
C’è però un dettaglio che vale la pena sottolineare. Questi risultati sono stati ottenuti in un ambiente molto controllato, forzando scenari specifici con ricompense garantite. Nel mondo reale il caos regna sovrano: una zanzara che fiuta il repellente e non riesce a pungere, perché la concentrazione è alta, non riceve la “ricompensa” del sangue. E senza ricompensa, quell’apprendimento non si consolida.
Ecco perché i ricercatori insistono sulla necessità di applicare il repellente nei tempi e nella concentrazione adeguata. Tutto questo, comunque, non toglie la necessità di ripensare le strategie di salute pubblica, adattandole a questa plasticità delle zanzare. Non si tratta solo di una puntura fastidiosa: parliamo di insetti che trasmettono malattie pesanti come la malaria e lo zika.