Kioxia ha deciso di alzare l’asticella nel mondo delle memorie flash destinate ai data center, avviando insieme a Sandisk la fase di sampling della nuova 3D NAND a 332 strati. In pratica i campioni fisici vengono già spediti ai principali clienti perché possano testarli a fondo e restituire pareri, un passaggio che di solito precede la produzione su larga scala. Il mercato dell’intelligenza artificiale ha una fame enorme di chip veloci, capienti e con consumi contenuti, quindi ogni mese guadagnato conta parecchio.
Cosa cambia con la nuova BiCS10
La memoria si chiama BiCS10, perché siamo alla decima generazione di questa famiglia, e i numeri che porta con sé sono di quelli che fanno alzare le sopracciglia. In un solo millimetro quadrato di chip riesce a stipare qualcosa come 29 Gb, ovvero circa 3,6 GB. Detto così può sembrare un dato tecnico e basta, ma tradotto significa più spazio nello stesso ingombro fisico, cosa che nei server pieni zeppi di dischi fa una differenza notevole.
Le due aziende spiegano che questi chip finiranno su SSD di classe enterprise, quelli pensati per lavorare senza sosta, con interfacce PCIe 5.0 e 6.0. Le velocità di trasferimento arriveranno fino a 4.800 MT/s. Non solo: nelle operazioni di lettura la latenza cala di circa il 10% e i consumi scendono addirittura del 25%. Un bel taglio, considerando quanto pesa la bolletta energetica in un data center che non si ferma mai. Vale la pena aggiungere che le memorie Samsung di decima generazione hanno più strati e vanno più forte, toccando i 5.600 MT/s, ma non raggiungono lo stesso livello di densità.
Il trucco dietro i consumi ridotti
Il vero colpo di ingegno sta nel modo in cui vengono gestite le word line, cioè i collegamenti interni che permettono di raggiungere le singole celle di memoria. Fino a oggi, dopo ogni lettura la tensione veniva scaricata del tutto per poi essere ricaricata all’operazione successiva. La nuova architettura invece mantiene queste linee a un valore intermedio, così ripristinare la carica giusta diventa molto più rapido.
È un accorgimento che sulla carta sembra minimo, ma nella pratica cambia le carte in tavola soprattutto nei carichi di lavoro fatti di letture continue e sequenziali, esattamente quello che succede negli ambienti cloud e nei supercomputer dedicati all’AI. Meno tempo perso a ricaricare, meno energia consumata, e un flusso di dati che scorre più fluido. Per chi gestisce infrastrutture di questo tipo, dove ogni watt e ogni millisecondo contano, la combinazione tra densità elevata ed efficienza energetica rappresenta proprio quello che il settore stava cercando.
Con questa mossa Kioxia e Sandisk si posizionano in un momento in cui la domanda di storage per l’AI cresce a ritmi difficili da tenere sotto controllo, e portare sul mercato soluzioni capaci di unire capacità e consumi bassi diventa un vantaggio concreto rispetto alla concorrenza.