La sonda New Horizons della NASA è di nuovo attiva dopo un lungo silenzio. Sono passati 321 giorni di ibernazione prima che il veicolo tornasse a comunicare con la Terra, pronto a inviare una nuova raccolta di dati scientifici presi ai confini estremi del Sistema Solare. Parliamo di una delle missioni più lontane in assoluto tra quelle ancora operative, seconde soltanto alle storiche sonde Voyager, che restano il primato assoluto dell’esplorazione spaziale.
Un risveglio a nove miliardi di chilometri
Il veicolo continuerà a studiare la remota Fascia di Kuiper, a circa 9,5 miliardi di chilometri dal nostro pianeta. Una distanza che complica ogni cosa, comprese le comunicazioni più banali. Basti pensare che a quella lontananza un segnale radio impiega quasi 9 ore per arrivare fino a noi, e già questo dettaglio fa capire quanto sia complicato tenere sotto controllo una macchina così lontana.
Al di là delle difficoltà, il centro operativo del Johns Hopkins Applied Physics Laboratory ha confermato il 23 giugno che la sonda ha portato a termine senza intoppi un periodo di ibernazione durato appunto 321 giorni, iniziato il 7 agosto dell’anno scorso. In quei mesi New Horizons non ha ricevuto comandi dalla Terra e non ha trasmesso dati, ma ha continuato a lavorare in autonomia grazie agli strumenti dedicati allo studio del vento solare, delle particelle energetiche, della polvere spaziale e dell’eliosfera esterna.
Le prime fasi di ogni risveglio sono sempre le più delicate. Eppure i controlli automatici che la sonda ha inviato ogni settimana hanno sempre segnalato uno stato del tutto regolare, a conferma che i sistemi di bordo hanno retto per tutta la durata dell’ibernazione.
I prossimi passi della missione
Nelle prossime settimane partirà la trasmissione dei dati sulla salute del veicolo, seguita da quelli raccolti dagli strumenti scientifici. Tra le prime attività in programma c’è un’osservazione della distribuzione dell’idrogeno nell’eliosfera esterna, affidata allo spettrografo ultravioletto Alice, mentre gli altri strumenti continueranno a monitorare l’ambiente spaziale attorno alla sonda.
Il team a Terra sta intanto aggiornando il software di controllo, introducendo una nuova logica di autonomia. L’obiettivo è far lavorare New Horizons in modo sempre più efficiente man mano che si allontana dal Sole. Là fuori l’energia disponibile è sempre meno e, come detto, i tempi di comunicazione si allungano progressivamente.
Un po’ di storia aiuta a inquadrare l’impresa. New Horizons è stata lanciata nel 2006, ha sorvolato Giove nel 2007 e nel 2015 ha compiuto il primo storico passaggio ravvicinato a Plutone. Nel 2019 ha raggiunto Arrokoth, il celebre asteroide soprannominato “pupazzo di neve”, e ancora oggi raccoglie informazioni preziose sulla regione più remota del Sistema Solare.