Le AirPods Max tornano al centro di una vicenda giudiziaria che, almeno per ora, sembra pendere a favore di Apple. La giudice federale di Brooklyn Orelia E. Merchant ha respinto la maggior parte delle accuse contenute in una proposta di class action, quella secondo cui le cuffie soffrirebbero di un difetto legato alla formazione di condensa. Il procedimento non viene chiuso del tutto, ma ne esce parecchio ridimensionato.
Il problema, va detto, non è nuovo. Poco dopo il lancio delle AirPods Max, a dicembre 2020, alcuni utenti avevano segnalato la comparsa di umidità all’interno dei padiglioni in alluminio. In certi casi bastava una leggera attività fisica, in altri era sufficiente guardare un film sul divano. Secondo diverse segnalazioni, l’acqua sembrava filtrare attraverso le aperture degli altoparlanti fino ai driver. Apple non ha mai riconosciuto la condensa come un difetto diffuso del prodotto, eppure la faccenda ha finito per generare più di una battaglia legale.
Cosa chiedeva la causa contro Apple
Una di queste era stata avviata da Arthur Apicella, residente a New York, e da Dustin Amundson, dello Stato di Washington. I due sostenevano che l’umidità formatasi durante un normale utilizzo al chiuso provocasse una serie di problemi concreti, dai cali di connettività al peggioramento della qualità del suono, passando per malfunzionamenti nel rilevamento dell’orecchio e guai alla batteria.
La giudice Merchant ha respinto con pregiudizio tutte le accuse presentate ai sensi della legge dello Stato di New York. Tradotto, significa che quelle contestazioni non potranno più essere ripresentate. Una decisione che ha escluso completamente Apicella dal procedimento, comprese le sue accuse secondo cui Apple avrebbe violato la garanzia implicita di commerciabilità e la normativa federale sulle garanzie, infranto le leggi newyorkesi a tutela dei consumatori, nascosto il presunto difetto e tratto un profitto ingiusto vendendo le cuffie senza segnalare nulla.
Cosa resta in piedi nella class action
Il caso, però, non si ferma qui. La class action proseguirà con il ricorso di Amundson. Anche per lui la giudice ha bocciato le accuse legate alla garanzia esplicita e all’ingiusto arricchimento, ma gli ha lasciato la strada aperta su due fronti, quello basato sulla garanzia implicita di commerciabilità prevista dalla legge dello Stato di Washington e quello che si appoggia al Magnuson-Moss Warranty Act, la normativa federale sulle garanzie.
Nella sua decisione, Merchant ha chiarito un punto interessante. La garanzia implicita di commerciabilità di New York non pretende che un prodotto sia perfetto o che soddisfi ogni singola aspettativa di chi lo compra. Serve soltanto che i beni venduti abbiano un livello minimo di qualità. E siccome lo stesso Apicella aveva ammesso di aver usato le cuffie per guardare un film, la giudice ne ha dedotto che le AirPods Max svolgessero comunque la loro funzione di base.
Con la maggior parte delle contestazioni respinte in via definitiva, il procedimento andrà avanti sulle due accuse di garanzia sopravvissute di Amundson. Quest’ultimo ha inoltre tempo fino al 5 agosto per provare a riportare in vita le sue accuse di tutela dei consumatori e frode previste dalla legge dello Stato di Washington, mentre l’opposizione di Apple è attesa entro il 4 settembre.