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Lo scontro sull’intelligenza artificiale nei videogiochi ha trovato un nuovo protagonista in Kenney Vleugels, artista veterano che una parte della comunità chiama affettuosamente “Asset Jesus” per la sua sterminata libreria di risorse grafiche pronte all’uso. Con un messaggio pubblicato su Twitter si è schierato apertamente contro l’IA e contro i miliardari che la promuovono, riuscendo a irritare parecchio due figure come Tim Sweeney di Epic Games ed Elon Musk, a capo di SpaceX e xAI.
Il post risale al 18 ottobre ed era tutto sommato innocuo. Vleugels invitava gli sviluppatori a non lasciarsi convincere dai miliardari che la “sbobba” prodotta in serie sia il futuro. Secondo l’artista chi è abituato a gestire e dirigere, invece di creare con le proprie mani, non riesce a cogliere la differenza e nemmeno a capire l’amore per il mestiere. Il messaggio si chiudeva con un incoraggiamento semplice: continuare a realizzare giochi personali e belli.
Kenney contro l’IA nei videogiochi: la replica di Sweeney e l’intervento di Musk
L’uscita di Vleugels arrivava subito dopo la rumorosa svolta di Epic Games verso lo sviluppo guidato dall’IA e il cosiddetto vibe coding. L’azienda si era vantata di aver usato l’intelligenza artificiale per assemblare il nuovo launcher del suo negozio digitale, che comunque continua a perdere il confronto con Steam. Sweeney, evidentemente sentendosi chiamato in causa, ha risposto senza giri di parole bollando il post come una stupidaggine. Si è descritto come lo stesso ottimista che ha seguito l’evoluzione tecnologica passando dal C al C++, dal 2D al 3D e dal codice chiuso all’open source. Ha ricordato di guidare un’azienda, di scrivere codice e di contribuire a pubblicazioni scientifiche, aggiungendo di aver alzato le proprie aspettative sull’IA e chiudendo con un poco elegante invito a quel paese.
Vleugels non si è tirato indietro e ha fatto notare che i dipendenti di Epic apprezzano il suo messaggio e lo contattano di continuo. Ha poi sottolineato quanto sia estenuante e ingiusta la retorica dell'”adattati o muori” che accompagna questi strumenti, spiegando che gli sviluppatori vogliono poter scegliere il proprio percorso, esattamente come aveva fatto lo stesso Sweeney nella sua carriera. Più tardi è arrivato anche Musk, che ha commentato la prima risposta del fondatore di Epic dandogli ragione con un laconico “ovviamente”.
L’ultima argomentazione di Sweeney ha puntato tutto sulla velocità di sviluppo di questa tecnologia, descritta come la vera forza con cui fare i conti. Per il CEO si tratta ormai di una gara tra automobili e razzi, e convincere gli sviluppatori a restarne fuori rischia di lasciarli indietro. Vleugels ha replicato che entrambi stanno cercando di guidare la prossima generazione, ma che gli artisti si sono visti imporre a forza NFT, metaverso, blockchain e adesso l’IA. Meglio lasciare che queste novità seguano il loro corso naturale, perché troveranno il loro posto oppure no.
La presa di posizione del patron di xAI ha regalato all’artista una soddisfazione inattesa. Su Bluesky Vleugels ha scritto che si trattava del suo ultimo intervento sulla vicenda, ma che il disaccordo di Musk gli faceva pensare di aver colto nel segno e lo faceva sentire più legittimato che mai nella sua opinione.
Un’industria divisa sull’IA generativa
Lo scambio fotografa bene le tensioni attorno all’IA generativa nel settore. Si tratta di una tecnologia che non produce utili e che nella forma attuale non può reggersi senza un’adozione di massa o sussidi difficilmente sostenibili, eppure c’è chi la celebra come una nuova venuta di Prometeo. Trova più consenso come supporto alla programmazione ed è accolta con maggiore favore nei paesi orientali. Molti creativi però la respingono perché tengono al lavoro più che al risultato. Non vogliono delegare il pensiero critico o creativo né compromettere la propria crescita, e pesano anche i problemi etici e i costi ambientali. Lo stesso giorno Brandon Stirrup, responsabile della strategia commerciale di Xbox, ha sostenuto che chi non usa l’IA non dovrebbe fare impresa, definendo il gaming l’unico settore che finge di non servirsene.
Aziende come Sony e Ubisoft si sono dichiarate apertamente favorevoli, mentre altre restano più caute. Nintendo appare neutrale nella migliore delle ipotesi. Nel 2025 l’allora presidente di Nintendo of America Doug Bowser aveva spiegato che l’IA è un tema di discussione interno ma non l’unico metodo per sviluppare giochi. Nel 2024 il presidente Shuntaro Furukawa aveva dichiarato che la compagnia non ne ha bisogno, sia perché sa come creare giochi sia per i rischi legali connessi.
Il presidente di Konami Hideki Hayakawa ha affermato che l’IA generativa non avrà un effetto significativo sullo sviluppo, perché il fattore più importante restano le persone e i creatori. Pocketpair, lo studio di Palworld, la evita per diverse ragioni, tra cui il fatto che i giocatori non la vogliono, come spiegato dal responsabile della comunicazione John Buckley. Nel frattempo alcuni sviluppatori stanno cancellando le proprie demo per impedire che chi usa l’IA copi i loro giochi, e l’autore di uno dei titoli più desiderati su Steam teme di vedersi plagiare e anticipare prima ancora del lancio.
Fonte: TecnoAndroid


