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Cosa prevede l’intesa tra OpenAI e Apple

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OpenAI ha accettato di non utilizzare i segreti commerciali che Apple sostiene le siano stati sottratti, almeno finché la causa tra le due aziende non arriverà a una conclusione. Non si tratta di una semplice dichiarazione di buona volontà. L’intesa prevede infatti anche la raccolta di immagini forensi dei dispositivi di 14 dipendenti, un passaggio che dà un’idea piuttosto chiara di quanto la vicenda venga presa sul serio da entrambe le parti.

Il quadro è quello di una disputa legale ancora aperta, in cui Apple accusa la società guidata da Sam Altman di essere entrata in possesso di informazioni riservate in modo illecito. OpenAI non ammette nulla con questo accordo. Si impegna però a tenere quelle informazioni fuori dal proprio lavoro per tutta la durata del procedimento, una scelta che di fatto congela la situazione e permette al contenzioso di andare avanti senza che il presunto danno possa allargarsi nel frattempo.

Il caso nel dettaglio

Il cuore dell’accordo sta in due punti precisi. Il primo riguarda il divieto di impiegare i segreti industriali contestati da Apple, che restano quindi intoccabili mentre i giudici valutano le accuse. Il secondo è forse ancora più interessante dal punto di vista pratico, perché tocca direttamente le persone coinvolte. OpenAI dovrà infatti raccogliere le immagini forensi dei dispositivi appartenenti a 14 suoi dipendenti.

Per chi non ha familiarità con il linguaggio tecnico e giudiziario, un’immagine forense è in sostanza una copia esatta e integrale del contenuto di un dispositivo. Non un semplice backup dei file, ma una fotografia completa della memoria, utile per conservare i dati così come si trovano in un determinato momento. In una causa per la presunta sottrazione di informazioni riservate questo strumento ha un valore enorme, perché consente di preservare eventuali prove ed evitare che qualcosa venga cancellato o modificato strada facendo.

Il numero non è casuale. Quattordici persone sono un gruppo abbastanza ristretto da far pensare che l’attenzione sia concentrata su figure specifiche, quelle che secondo Apple potrebbero aver avuto accesso ai dati riservati al centro della disputa. Chi siano esattamente questi dipendenti e quale ruolo abbiano avuto non è però noto.

Una causa che resta aperta

L’intesa non chiude la partita tra Apple e OpenAI, anzi. Serve piuttosto a fissare alcune regole del gioco mentre la vertenza prosegue nelle sedi opportune. È una dinamica abbastanza comune nelle cause che riguardano la proprietà intellettuale, dove la parte che si ritiene danneggiata ha tutto l’interesse a bloccare subito l’uso delle informazioni contestate, mentre quella accusata preferisce spesso accettare limiti temporanei piuttosto che affrontare provvedimenti più pesanti.

Il fatto che a scontrarsi siano due nomi di questo calibro rende la vicenda particolarmente delicata. Da una parte c’è il colosso di Cupertino, che da sempre difende con estrema attenzione i propri progetti e le proprie tecnologie. Dall’altra la società che più di ogni altra ha trascinato l’intelligenza artificiale generativa al centro del dibattito pubblico e dell’industria tecnologica. Per ora OpenAI si è impegnata a non toccare i segreti commerciali rivendicati da Apple e a mettere al sicuro il contenuto dei dispositivi dei 14 dipendenti indicati, mentre il procedimento continua il suo percorso.

Fonte: TecnoAndroid

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