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La Gen Z immagina un futuro tecnologico più ecologico e lo dice in modo piuttosto chiaro. A raccogliere queste aspettative è Kaspersky, che da tempo dedica studi mirati alla generazione nata e cresciuta tra schermi, app e connessioni sempre attive, con l’obiettivo di capire cosa si attendono i più giovani dagli anni a venire. In una precedente indagine era emerso che nel campo dell’istruzione i ragazzi sperano nell’arrivo di tutor basati sull’intelligenza artificiale. Ora il quadro si arricchisce di un tassello nuovo che riguarda l’impatto ambientale del digitale.
A commentare i risultati è Maria Losyukova, responsabile ESG e Sostenibilità dell’azienda, che ha messo in luce un aspetto curioso. «È interessante notare come la generazione cresciuta circondata dalle tecnologie digitali sia anche quella più propensa a riconoscere il costo ambientale del mondo digitale» ha spiegato. Secondo la manager le aspettative della Generazione Z non significano per forza che saranno proprio questi giovani a guidare da soli la transizione verso tecnologie più rispettose dell’ambiente, ma potrebbero diventare un fattore sempre più rilevante col passare del tempo.
Il messaggio rivolto alle aziende del settore è piuttosto diretto. «Per l’industria tecnologica questo è un promemoria del fatto che l’innovazione dovrebbe essere considerata non solo in termini di prestazioni e sicurezza, ma anche in termini di efficienza nell’utilizzo delle risorse e di gestione del ciclo di vita delle tecnologie che creiamo» ha aggiunto Losyukova. Parole che spostano l’attenzione dal semplice dato tecnico a una visione più ampia, dove la sostenibilità entra a pieno titolo tra i criteri con cui valutare un prodotto.
Dispositivi che durano di più e infrastrutture meno energivore
La crescente consapevolezza ambientale dei più giovani si traduce in richieste precise. Nel comunicato ufficiale dedicato alla ricerca, Kaspersky ha elencato alcune aree che secondo i ragazzi potrebbero accelerare il percorso verso un ecosistema digitale più pulito. La prima riguarda il ciclo di vita dei dispositivi, che andrebbe allungato. Smartphone, computer e altri apparecchi dovrebbero essere più resistenti e facili da riparare, così da poter essere usati più a lungo invece di finire nel cassetto dopo poco tempo.
In questa direzione si inserisce anche l’idea di incoraggiare un impiego prolungato dell’hardware già esistente e di promuovere un riciclo responsabile. Il risultato atteso è una riduzione dei rifiuti elettronici e dell’impatto ambientale legato alla sostituzione frequente dei dispositivi, un’abitudine ormai radicata in molti consumatori.
Il secondo punto tocca invece ciò che di solito non si vede, cioè le infrastrutture che fanno girare servizi e piattaforme. Con la domanda sempre più alta di cloud computing, intelligenza artificiale e altre tecnologie che macinano enormi quantità di dati, diventa importante migliorare l’efficienza energetica di data center e reti. Ottimizzare le risorse di calcolo potrebbe aiutare a contenere le conseguenze ambientali dell’espansione dei servizi digitali, che non accenna a rallentare.
Una produzione tecnologica più attenta alle risorse
La terza area indicata dalla Gen Z riguarda il momento in cui la tecnologia nasce. Ridurre l’impatto ambientale della produzione tecnologica significa guardare con più attenzione ai materiali, alle risorse e ai processi coinvolti nella realizzazione di dispositivi e infrastrutture digitali. Non si tratta soltanto di cosa si costruisce ma di come lo si costruisce.
Secondo quanto emerso dalla ricerca, una maggiore cura in questa fase potrebbe favorire un approvvigionamento più responsabile delle materie prime e una produzione più efficiente sotto il profilo delle risorse. A questo si aggiunge la possibilità di ricorrere a materiali riciclati laddove possibile, un passaggio che i giovani intervistati considerano parte integrante di quel futuro tecnologico più ecologico che si aspettano di vedere realizzato.
Fonte: TecnoAndroid


