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Jeff Bezos e lo stress: il consiglio che divide i dipendenti Amazon

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Un consiglio di Jeff Bezos sulla gestione dello stress è tornato a circolare in questi giorni, e come spesso accade quando parla il fondatore di Amazon, ha diviso chi lo ascolta. La frase è secca e diretta, quasi una filosofia di vita compressa in poche parole: quando si è stressati per qualcosa, di solito è perché non si sta facendo nulla per risolverlo. Un pensiero che sembra semplice ma che, letto in un certo contesto aziendale, assume tutt’altro peso.

Cosa disse davvero Bezos

La riflessione arriva da una chiacchierata del 2017 al Museo del Volo di Seattle, davanti a un gruppo di studenti. In quell’occasione l’imprenditore spiegò che lo stress è per lui una specie di avviso lanciato dal corpo, il segnale che qualcosa viene trascurato. E la sua ricetta per affrontarlo non passa dal riposo o dalla meditazione, tutt’altro. “Se sono stressato per qualcosa, di solito è perché non sto facendo nulla al riguardo. Lo stress svanisce nel momento in cui faccio il primo passo”, disse allora.

Il suo primo istinto, appena avverte l’ansia, è chiedersi perché quella sensazione sia lì. Una volta capita l’origine, la strategia consiste nel cercare alleati e trasformare il problema in una sfida collettiva. “Non c’è niente di più divertente che riunire un gruppo di inventori e dire: ecco il problema, inventiamo una soluzione”, raccontava. Secondo lui questo processo trasforma qualcosa che genera angoscia in qualcosa che diverte. Il tema è riemerso proprio mentre Amazon saliva al primo posto nella classifica Fortune 500.

Una filosofia che non tutti condividono

Su questa idea Bezos ha costruito buona parte della cultura di Amazon, quella dei famosi 16 principi di leadership di cui l’azienda va molto fiera. L’attuale amministratore delegato Andy Jassy, nella serie di video interni dedicata a spiegarli, ammette che quei principi “sono qualcosa su cui bisogna lavorare costantemente” e che, applicati bene, “sono molto potenti”.

Il messaggio però cade in un momento delicato per i dipendenti. Dal 2022 la società ha tagliato oltre 57.000 posti di lavoro nel settore corporate, e chi è sopravvissuto a quei tagli denuncia da tempo giornate sempre più lunghe e una peggiore conciliazione tra vita e lavoro, dovendo coprire in meno persone le stesse mansioni. Sentirsi dire che lo stress si risolve lavorando di più suona diverso a seconda di chi ascolta, perché una cosa è raccontarlo dalla posizione di Bezos, un’altra è viverlo con una squadra già al limite.

Non tutti i grandi dirigenti la pensano allo stesso modo. L’ex presidente di Starbucks, Laxman Narasimhan, basava la sua formula su tre abitudini fisse: meditazione quotidiana, esercizio fisico e tempo protetto in famiglia. Il numero uno di Red Lobster, Damola Adamolekun, punta invece a “fare una pausa, valutare la situazione e rispondere con calma anziché reagire d’impulso”.

C’è poi il caso di Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft. Condivide con Bezos l’idea di affrontare i problemi senza evitarli, ma mette l’accento sulla comunicazione aperta con i dipendenti e su politiche aziendali flessibili per evitare che il team si logori. “Non puoi permettere che le persone si brucino. È un male per la tua azienda ed è un male per la società”, diceva nel 2015. Anche in questo caso, sentirlo dire da chi poi porta avanti migliaia di licenziamenti senza scomporsi assume un sapore piuttosto amaro.

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