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ITER, magnete da 330 tonnellate supera il test a -269 gradi

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Nel sud della Francia il cantiere di ITER ha appena superato un passaggio tecnico di grande peso, e il termine va preso alla lettera. Un magnete superconduttore da 330 tonnellate ha infatti completato una nuova campagna di test, segnando un passo avanti concreto per uno dei progetti di fusione nucleare più osservati al mondo. Il componente è stato portato a temperature bassissime e poi attraversato da una corrente di 34.000 ampere, numeri che rendono bene l’idea della scala di questa impresa.

Fra le tante iniziative dedicate alla fusione, ITER è senza dubbio una delle più promettenti e anche una delle più interessanti da seguire. Gli obiettivi sono fissati con precisione: raggiungere la piena energia magnetica entro il 2036 e avviare le operazioni con deuterio e trizio nel 2039. Si tratta di traguardi ancora lontani, certo, ma inseriti in un percorso che è cominciato molto tempo fa e che procede per tappe misurabili.

Un progetto internazionale nato negli anni Ottanta

Il programma ha preso il via a metà degli anni ’80 e da allora si è trasformato in uno sforzo condiviso fra sette partner. Una collaborazione così ampia si spiega anche con le dimensioni economiche dell’opera. Il costo stimato supera i 22 miliardi di euro, una cifra che colloca il reattore sperimentale fra le iniziative scientifiche più impegnative mai messe in cantiere, sia sul piano finanziario sia su quello organizzativo.

L’ambizione di fondo è tanto semplice da descrivere quanto complessa da realizzare. Il progetto punta a riprodurre sulla Terra lo stesso processo che alimenta il Sole, cioè proprio la fusione nucleare. Per arrivarci servono componenti enormi, progettati con estrema cura e verificati uno per uno prima di trovare posto nella macchina. Ed è esattamente in questa fase di verifica che si inserisce il protagonista dei test più recenti, svolti direttamente nel sito di costruzione francese.

La bobina toroidale numero 17 alla prova del freddo

Il colosso da 330 tonnellate porta un nome piuttosto tecnico: bobina toroidale numero 17. Durante la campagna appena conclusa è stato raffreddato fino a 269 gradi sotto lo zero, una condizione estrema in cui il pezzo ha dovuto dimostrare di comportarsi come previsto. Solo dopo aver raggiunto quella temperatura il magnete è stato attraversato dalla corrente elettrica, superando così un altro esame lungo il cammino che porterà alla sua installazione definitiva.

Il contrasto, a prima vista, appare quasi paradossale. Questo magnete superconduttore sarà chiamato a controllare un plasma destinato a toccare temperature di milioni di gradi, eppure per funzionare deve essere portato a un freddo estremo. Viene spontaneo chiedersi perché un componente pensato per governare un ambiente così rovente debba essere raffreddato in modo tanto spinto. È proprio uno degli aspetti più affascinanti di tutto il progetto, dove calore e gelo convivono a distanza ravvicinata all’interno della stessa macchina.

Quanto alla prova elettrica, il dato va letto con attenzione. I 34.000 ampere che hanno percorso la bobina non rappresentano ancora il massimo per cui è stata concepita. Quel valore corrisponde infatti alla metà della sua corrente operativa nominale, cioè del livello di esercizio previsto quando il reattore sarà pienamente funzionante. Il test ha quindi riguardato un magnete da 330 tonnellate, raffreddato a 269 gradi sotto lo zero e sottoposto a metà del carico elettrico di progetto, nel cantiere di ITER nel sud della Francia.

Fonte: TecnoAndroid

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