Il progetto ITER ha appena messo a segno un passaggio che gli addetti ai lavori aspettavano da tempo, con l’installazione dell’ultimo modulo del recipiente a vuoto destinato al tokamak. È accaduto a Cadarache, nel sud della Francia, dove sorge uno degli impianti più ambiziosi mai pensati quando si parla di fusione nucleare. Un peso di circa 400 tonnellate calato al suo posto, e con esso la sensazione che qualcosa si stia davvero muovendo dopo anni di lavoro.
Vale la pena ricordare quanto sia grande questa avventura. ITER è probabilmente il progetto a più ampia partecipazione internazionale che esista oggi in questo campo, e anche l’Italia ci ha messo del suo. Non è un dettaglio da poco, perché parliamo di uno sforzo tecnico e industriale che coinvolge decine di Paesi, ricercatori, aziende partner e istituzioni che collaborano da anni per arrivare a un obiettivo comune.
Come funziona il recipiente a vuoto del tokamak
L’operazione è stata annunciata durante un incontro tra istituzioni, ricercatori e aziende partner, e segna il completamento di una fase strutturale davvero cruciale dell’impianto. Il modulo appena posizionato è uno dei nove elementi che andranno a formare la grande camera toroidale, quella dentro cui verrà confinato il plasma. Una volta terminato l’assemblaggio, l’intera struttura in acciaio arriverà a pesare qualcosa come 5.000 tonnellate complessive. Numeri che fanno capire di che scala stiamo parlando.
Il compito di questa struttura sarà tutt’altro che secondario. Dovrà mantenere un ambiente ad altissimo vuoto, condizione indispensabile per contenere un plasma riscaldato oltre i 100 milioni di gradi Celsius. Il punto è proprio questo, evitare che il plasma incandescente entri in contatto con le pareti del reattore. Il recipiente a vuoto serve esattamente a questo, a creare quella barriera che permette al processo di funzionare senza danneggiare tutto ciò che ha intorno.
Il tokamak è il cuore dell’intero impianto, la macchina a forma di ciambella dove avviene la magia, se così si può dire. E il fatto che la sua camera principale sia ormai vicina al completamento racconta di un progetto che sta passando dalla fase di costruzione a quella successiva. Ogni modulo installato è un pezzo in meno da montare e un pezzo in più verso il momento in cui l’impianto sarà pronto a fare quello per cui è stato pensato.
La sfida tecnica dietro a tutto questo resta enorme
Lavorare con materiali di simili dimensioni, con tolleranze di precisione millimetriche su strutture che pesano centinaia di tonnellate, non è affatto banale. Ogni installazione richiede mesi di preparazione, verifiche e collaudi, e il posizionamento di questo modulo da 400 tonnellate ne è la prova concreta. Il sito di Cadarache continua così a crescere pezzo dopo pezzo, avvicinandosi a quello che dovrebbe diventare uno dei banchi di prova più importanti per capire se la fusione possa davvero trasformarsi in una fonte di energia utilizzabile su larga scala. Con l’ultimo dei nove moduli finalmente al suo posto, la parte più imponente della camera toroidale si avvia verso il completamento strutturale, lasciando spazio alle fasi successive dell’assemblaggio.


