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La Cina si prepara a costruire una gigantesca isola galleggiante destinata alla ricerca scientifica, una piattaforma capace di muoversi in pieno oceano e di funzionare come un vero laboratorio lontano dalla terraferma. Non è certo una novità vedere il paese asiatico puntare su opere di dimensioni fuori scala, spesso considerate irrealizzabili altrove, e questo progetto sembra confermare una vocazione ormai nota per le imprese ingegneristiche più audaci.
L’obiettivo è puramente scientifico. Niente scopi commerciali o turistici, ma una struttura pensata per chi studia il mare e ha bisogno di restarci a lungo, senza dover rientrare in porto ogni volta che la situazione si fa complicata. Un’idea che a prima vista può sembrare quasi fantascientifica e che invece ha già un costruttore, un destinatario e una data di consegna.
Perché le navi oceanografiche non bastano più
Per capire il senso dell’operazione conviene partire dagli strumenti che oggi si usano per esplorare gli oceani. Le tradizionali navi oceanografiche riescono a raggiungere praticamente qualsiasi angolo del pianeta, e su questo c’è poco da discutere. Il problema nasce quando gli esperimenti richiedono tempo, parecchio tempo, e magari devono andare avanti anche con il mare agitato.
È proprio qui che emergono i limiti di queste imbarcazioni. Le condizioni meteorologiche estreme possono interrompere le attività e rendere difficile mantenere la continuità del lavoro. Per chi si occupa di fenomeni che vanno osservati con pazienza, ogni stop forzato diventa un ostacolo concreto, e le navi, per quanto moderne e attrezzate, restano mezzi pensati soprattutto per spostarsi più che per rimanere a lungo nello stesso punto.
Da qui nasce l’intuizione, semplice da raccontare ma tutt’altro che facile da mettere in pratica, di trasferire un’intera base di ricerca direttamente in mezzo all’oceano. Invece di fare avanti e indietro con una nave, si porta il laboratorio dove serve e lo si lascia lì, operativo, per tutto il periodo necessario agli studi. Un cambio di approccio che sposta il baricentro della ricerca marina dalla costa al largo.
Una struttura da 74.000 tonnellate che naviga da sola
Il cuore del progetto è un’isola artificiale da 74.000 tonnellate, cifra che rende bene la portata dell’opera. La piattaforma non sarà però un blocco immobile ancorato al fondale. Potrà infatti navigare in modo autonomo, spostandosi da una zona all’altra dell’oceano e unendo così la stabilità di una base fissa alla libertà di movimento tipica di un’imbarcazione.
Altro aspetto tutt’altro che secondario riguarda chi vivrà a bordo. La struttura sarà in grado di ospitare centinaia di persone per lunghi periodi, trasformandosi di fatto in una piccola comunità galleggiante dedicata allo studio del mare. Proprio questa capacità di accogliere un equipaggio così numeroso, e per così tanto tempo, rappresenta la vera differenza rispetto ai mezzi impiegati finora nelle spedizioni scientifiche.
Il colosso è destinato alla Shanghai Jiao Tong University, che ne sarà la destinataria finale. La costruzione è stata invece affidata a Shanghai Waigaoqiao Shipbuilding, il cantiere navale che si occuperà della realizzazione grazie a un contratto dal valore di circa 350 milioni di euro, una somma importante che dà la misura dell’investimento messo in campo.
I tempi sono lunghi, come prevedibile per un’opera di queste dimensioni. La consegna della nuova isola galleggiante cinese è prevista per giugno 2030.
Fonte: TecnoAndroid


