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Un candidato è riuscito a mandare completamente in confusione un intervistatore IA durante un colloquio, e la reazione del bot è diventata virale nel giro di poco, arrivando a superare i 2 milioni di like. Un episodio curioso, certo, ma anche il segnale di un fenomeno molto più ampio. Sempre più aziende affidano la prima fase della selezione del personale a sistemi automatici, e non sempre questi strumenti si dimostrano all’altezza del compito.
Il caso diventato popolare sui social non è isolato. Nel corso degli ultimi mesi, infatti, si sono moltiplicate in tutto il mondo le situazioni in cui chi cerca un impiego si è trovato davanti non a un selezionatore in carne e ossa ma a un’intelligenza artificiale, incaricata direttamente dalle imprese di valutare i candidati. Un cambiamento che per molti è arrivato in modo piuttosto improvviso e che sta modificando il modo stesso di affrontare un colloquio.
Quando il selezionatore è un algoritmo
L’idea alla base è abbastanza semplice da intuire. Le aziende ricevono un numero elevato di candidature e delegano a un software il primo contatto con le persone, con l’obiettivo di filtrare i profili e snellire un processo che altrimenti richiederebbe tempo e risorse. Il problema è che un bot ragiona in maniera diversa da un essere umano, e basta poco per metterlo in difficoltà.
È proprio qui che entra in gioco la vicenda finita sotto i riflettori. Il candidato in questione è riuscito a spiazzare il sistema, che a quel punto ha reagito in un modo talmente inaspettato da attirare l’attenzione di una platea enorme. Quei 2 milioni di apprezzamenti raccontano bene quanto il tema tocchi da vicino tante persone, anche chi non ha mai sostenuto un colloquio di lavoro con una macchina ma teme di doverlo fare presto.
Non si tratta però soltanto di un momento divertente da condividere online. Il fatto che alcuni candidati riescano a ingannare questi strumenti mette in luce i limiti di una tecnologia che viene presentata come affidabile e che invece può essere aggirata o mandata in tilt con relativa facilità. E se un sistema del genere può essere confuso, viene spontaneo chiedersi quanto possa essere accurato nel giudicare davvero le competenze di chi ha di fronte.
Le critiche che arrivano dall’Europa
La crescita dell’uso dell’intelligenza artificiale nei colloqui non sta passando inosservata nemmeno nel Vecchio Continente. In Europa il fenomeno ha suscitato diverse critiche, alimentate proprio dalla consapevolezza che questi sistemi non sono infallibili e che la loro adozione su larga scala solleva più di un interrogativo. Da un lato c’è la spinta delle aziende verso processi più rapidi ed economici. Dall’altro ci sono i candidati, che si ritrovano a dover convincere un interlocutore artificiale e che in alcuni casi, come quello diventato virale, scoprono di poterlo mettere alle strette. Un equilibrio delicato, che episodi come questo rendono ancora più evidente agli occhi del grande pubblico.
La diffusione degli intervistatori IA continua comunque ad aumentare, e con essa crescono anche i casi di persone che riescono a confondere o aggirare i sistemi di selezione automatica, contribuendo a portare al centro del dibattito i limiti di questi strumenti e le perplessità espresse in Europa.
Fonte: TecnoAndroid


