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Interruttori smart: perché sono più inclusivi delle lampadine

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Le lampadine smart sono ormai il punto di partenza più comune per chi comincia a riempire la propria abitazione di dispositivi connessi. Costano relativamente poco, offrono colori a volontà e finiscono accese nella lampada pochi minuti dopo l’apertura della confezione. Questa semplicità però nasconde un compromesso che emerge appena qualcuno in famiglia, per pura abitudine, abbassa l’interruttore a muro. La lampadina si spegne, perde la connessione alla rete wireless e non risponde più né all’app né all’assistente vocale finché l’interruttore non viene riattivato. Dopo un blackout, poi, molti di questi modelli si riaccendono alla massima luminosità, cosa non proprio piacevole nel pieno di un temporale notturno.

Gli interruttori smart risolvono entrambi i problemi. Invece di rendere intelligente la singola lampadina prendono il posto dell’interruttore a parete e restano collegati direttamente all’impianto elettrico di casa. Così chiunque, dall’ospite ai nonni fino al bambino piccolo, può accendere la luce come ha sempre fatto senza scaricare applicazioni o imparare nuove interfacce. Nelle famiglie dove la confidenza con la tecnologia varia parecchio questo aspetto pesa molto più della possibilità di cambiare colore all’illuminazione. Un interruttore smart si limita a gestire l’alimentazione della lampada o del lampadario, niente di più.

Non si tratta di mettere da parte le lampadine connesse, la loro natura camaleontica resta davvero notevole. Per chi sta decidendo da dove partire con l’aggiornamento della propria casa smart, però, gli interruttori rappresentano una base più pratica e inclusiva.

Perché gli interruttori smart sono più inclusivi

Il limite principale delle lampadine smart è la dipendenza dall’alimentazione. Per restare collegate alla rete devono ricevere corrente senza interruzioni, e spegnerle dall’interruttore fisico significa tagliarle fuori del tutto. Le automazioni si bloccano, i comandi vocali cadono nel vuoto e la lampadina resta muta finché qualcuno non ripristina a mano la corrente.

C’è poi la questione dell’app. Per sfruttare tutte le funzioni servono un’applicazione, uno smart speaker o entrambi. Per chi vive da solo può andare bene, ma in una casa condivisa il sistema mostra presto i suoi limiti. Bambini, genitori anziani, coinquilini e ospiti non hanno sempre voglia di cercare un’app solo per accendere la luce in cucina. Vogliono premere un pulsante e basta.

Gli interruttori connessi conservano proprio quell’esperienza tattile e tradizionale. Inoltre si adattano meglio ai lampadari con più punti luce, come quello di un corridoio, perché un solo dispositivo gestisce tutte le lampadine sullo stesso circuito senza doverle rendere intelligenti e configurarle una per una.

Anche sul lungo periodo tendono a comportarsi meglio. Visto che traggono la connessione dal cablaggio domestico non rischiano di restare isolati per uno spegnimento accidentale, e questo si traduce in automazioni più affidabili e meno tempo perso a capire perché una routine programmata non sia partita. Prima dell’acquisto conviene comunque verificare la compatibilità con il proprio impianto, dato che molti modelli richiedono il filo neutro.

Il discorso economico va nella stessa direzione. Equipaggiare un lampadario a sei luci con lampadine connesse vuol dire comprare, associare e prima o poi sostituire sei dispositivi distinti, ciascuno con un prezzo che oscilla tra circa 5 e 45 euro a seconda del marchio e della presenza dei colori. Un singolo interruttore smart per lo stesso lampadario è invece una spesa unica che può scendere a circa 10 euro al pezzo acquistando una confezione multipla.

Interruttori e lampadine smart possono convivere

Le due soluzioni si possono tranquillamente usare insieme, anche con plafoniere o apparecchi connessi. Quando l’interruttore toglie corrente, la lampadina perde le sue funzioni smart fino al ripristino dell’alimentazione e non può più essere accesa o spenta tramite app o voce. Una volta accesa, invece, resta possibile regolarne colore e luminosità con l’applicazione o con i comandi vocali. Va tenuto presente però che i dimmer smart non andrebbero mai abbinati a lampade che montano lampadine smart.

Gli interruttori connessi sono la scelta più solida per l’illuminazione principale a soffitto negli ambienti molto frequentati e condivisi, come cucine, corridoi, bagni e soggiorni, dove più persone allungano la mano verso la parete. Possono gestire anche altro oltre alle luci, visto che molti modelli supportano ventilatori a soffitto e altri carichi cablati. Prima dell’installazione bisogna ovviamente controllare che il carico nominale dell’interruttore sia adatto al dispositivo da collegare.

Le lampadine connesse hanno senso in situazioni precise. Chi vive in affitto e non può mettere mano all’impianto, per esempio, ne trarrà grande vantaggio, così come la lampada del soggiorno che resta comunque sempre collegata alla presa. Nessuna delle due tecnologie rende superata l’altra. La configurazione più funzionale di solito prevede interruttori smart negli spazi che tutti condividono e lampadine intelligenti negli ambienti dove gli effetti di luce creativi giustificano il controllo extra tramite app.

Fonte: TecnoAndroid

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