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Blue Origin vuole portare New Glenn a una cadenza di lancio settimanale, un obiettivo che suona quasi temerario se si guarda a come è andato il 2026 per il razzo pesante della società fondata da Jeff Bezos. I primi due voli si erano chiusi con un successo pieno, poi qualcosa si è inceppato. Ad aprile il vettore ha rilasciato un satellite nell’orbita sbagliata e appena un mese più tardi è esploso direttamente sulla rampa, distruggendola.
Da quel momento l’azienda è rimasta senza una piattaforma da cui far partire il suo lanciatore e il ritorno in volo è previsto solo per l’inizio del 2027. Eppure i piani annunciati vanno in tutt’altra direzione rispetto alla prudenza, con un programma di espansione che punta a moltiplicare infrastrutture e capacità produttiva. Una scommessa che, vista con gli occhi di oggi, ha qualcosa di audace.
Quattro rampe a Cape Canaveral e una fabbrica da 150 stadi all’anno
Il cuore del progetto è in Florida. A Cape Canaveral Blue Origin intende aggiungere due nuove rampe di lancio dedicate a New Glenn, che si sommeranno alle altre due già in fase di costruzione. In tutto quindi quattro piattaforme. Nella lista ci sono anche due navi pensate per recuperare il primo stadio del razzo dopo il rientro, un tassello fondamentale per accorciare i tempi tra una missione e l’altra.
Accanto alle rampe sorgerà un nuovo centro di integrazione realizzato insieme alla Space Force. La struttura permetterà di preparare quattro satelliti contemporaneamente prima dell’invio in orbita, così da evitare che la fase di assemblaggio diventi un collo di bottiglia.
Poi c’è il capitolo industriale, forse il più impegnativo. Un investimento stimato in circa 300 milioni di euro, da completare entro l’estate del 2027, dovrebbe consentire di produrre fino a 150 stadi superiori ogni anno. Questi componenti sono destinati alla variante più muscolosa del lanciatore, New Glenn 9×4, in grado di portare 70 tonnellate in orbita bassa e oltre 20 tonnellate in direzione della Luna. Proprio questa configurazione dovrebbe trovare spazio all’interno del programma Artemis.
La società punta molto sull’automazione. Secondo quanto spiegato dall’azienda, gli investimenti riguardano strumenti automatizzati per lavorazione meccanica, saldatura, movimentazione e controllo, capaci di rendere la produzione più omogenea e riproducibile. Sistemi che, nelle parole di Blue Origin, aiutano i team a scovare i problemi in anticipo e a dedicare le proprie competenze alle attività a maggior valore aggiunto.
Il confronto con SpaceX e lo spazio lasciato da Falcon 9
Il salto richiesto è enorme. Sostenere un ritmo di un volo a settimana in modo affidabile significa cambiare completamente scala, e i numeri della concorrenza aiutano a capire quanto. Nel 2025 SpaceX ha portato a termine 165 missioni con Falcon 9, mentre Elon Musk immagina addirittura più decolli al giorno per il suo gigantesco Starship. New Glenn, dall’inizio del 2025 a oggi, ha lasciato la Terra soltanto tre volte. La distanza è ancora molto ampia.
Il vettore di Bezos però ha una carta da giocare. SpaceX dovrebbe ritirare gradualmente Falcon 9 e la domanda di nuovi lanciatori è altissima. Al momento Blue Origin è l’unica altra compagnia in grado di recuperare il primo stadio del proprio razzo.
Fonte: TecnoAndroid


